BEHEADED – Never To Dawn

BEHEADED – Never To Dawn

 
Gruppo: Beheaded
Titolo:  Never To Dawn
Anno: 2012
Provenienza:   Malta
Etichetta: Unique Leader Records
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TRACKLIST

  1. Elapsed In The Vortex Of Extinction
  2. Lament Of A Sordid God
  3. Where Hours Etch Their Name
  4. Perished Into Inexistence
  5. Never To Dawn
  6. Dead Silence
  7. Towards An Abducted Sun
  8. Descent Into Sanguinary Seas
  9. The Ancient Acumen
DURATA: 43:36
 

I Beheaded con tutta probabilità sono la realtà più importante della scena metal maltese, la band è in giro sin dai primissimi anni Novanta, però era in stato "comatoso" dal 2005. Ci sono voluti quindi ben sette anni per veder dato alla luce il quarto lavoro "Never To Dawn", consegnatoci da una line-up differente per 2/5 da quella che compose "Ominous Bloodline": odiernamente vi sono Robert Agius alla seconda chitarra e Frank Calleja dietro al microfono, rispettivamente al posto di Chris Mintoff e Melchior Borg.

La formazione isolana si proietta nella direzione di un death metal che rimane brutale e tecnico quanto basta, ma che al contempo risulta più flessibile, il songwriting evidenzia come la scena old school e il presente del genere riescano a convivere, dando vita a uno degli highlights del 2012.

Il buon gusto e le mattonate non sono mai stati un problema con loro, una volta inserito un disco dei Beheaded nello stereo eri sempre sicuro di avere all'orecchio ciò che desideravi, "Never To Dawn" è però lo step successivo. Non è soltanto un prodotto affine al passato che soddisfa le speranze riversate nella lunga attesa-concepimento del lavoro, al tempo stesso mostra una maturità raggiunta senza mezzi termini, l'abilità di chi masticando continuamente questa forma d'arte ne è ormai totalmente in possesso ed è quindi in grado di sfruttarne le potenzialità, potendosi muovere agilmente in più direzioni. Gli episodi posti in apertura "Elapsed In The Vortex Of Extinction" e "Lament Of Sordid God" ne sono la riprova, con il primo incantevole per l'esposizione e l'operato del batterista Chris Brincat, un fottuto martello pneumatico, e il secondo che conferma la bontà del pezzo precedente alzando però i giri al motore con l'effetto di una centrifuga. Citando Bruno Pizzul: è tutto molto bello.

Se l'inizio è terremotante, con il resto del disco non si scherza proprio, "Where Hours Etch Their Name" e "Never To Dawn" fanno sì che gli influssi anni '90 del sound fuoriescano, la Florida death del periodo d'oro di nomi quali Morbid Angel, Deicide e Cannibal Corpse affiora, l'istinto e la personalità impressi nella composizione portano però il marchio Beheaded; il growl al confine con l'animalesco e il blasfemo di Calleja pare essere la ciliegina sulla torta. Tra questi due pezzi si trova "Perished Existence" che invece si fa apprezzare per un intarsio melodico e ritmico dallo sviluppo maggiormente catchy.

È dunque vita nuova o solo evoluzione? Il periodo di fermo ha dato a questa band una consapevolezza dei mezzi in proprio possesso veramente pazzesca, l'ascolto fila spedito ed è il turno di entrare in scena per "Dead Silence" e "Towards An Abducted Sun", le canzone più brevi del lotto. Esse si esibiscono alternando una visione schizofrenica da delirante corsa contro il tempo e una esecuzione strumentale cronicamente devota all'esaltazione del disagio, stato d'animo che persiste anche nelle notevoli accelerazioni e nella consistente carica groove di "Descent Into Sanguinary Seas", prima che l'album assuma contorni esasperati nella lucida follia da massacro insita nella finale "The Ancient Acumen".

Signori, siamo di fronte a un "Never To Dawn" che sfiora lo status di capolavoro, è un gioiellino e mi auguro, e non solo il solo, che non debbano passare altri sette anni per poter avere fra le mani un ennesimo sforzo discografico dei Beheaded. Sono una di quelle band alle quali ci si può affidare, con i maltesi il rischio di rimanere delusi sinora è stato allontanato sempre e comunque, sapete quindi cosa fare, mettete mano al portafoglio e comprate!

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