BEHEMOTH – Evangelion

 
Gruppo: Behemoth
Titolo: Evangelion
Anno: 2009
Provenienza: Polonia
Etichetta: Nuclear Blast
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TRACKLIST

  1. Daimonos
  2. Shemhamforash
  3. Ov Fire And The Void
  4. Transmigrating Beyond Realms Ov Amenti
  5. He Who Breeds Pestilence
  6. The Seed Ov I
  7. Alas, Lord Is Upon Me
  8. Defiling Morality Ov Black God
  9. Lucifer
DURATA: 42:00
 

Habemus Behemoth. Dopo appena due anni dall'uscita di "The Apostasy", Nergal e soci si rituffano nel mercato discografico con questo "Evangelion". Seguendo la falsariga del disco precedente, i quattro polacchi danno alle stampe un disco che punta maggiormente sull'epicità e sulla potenza delle canzoni rispetto alla velocità. Si potrebbero tessere lodi infinite per il lavoro dietro le pelli a opera di Inferno, come in ogni uscita del gruppo, oppure si potrebbe criticare l'ultra-pomposità dei brani, ma non starò qui a fare questo tipo di critiche, visto che i gusti personali cambiano da orecchio a orecchio. Quello che voglio puntualizzare già a inizio recensione è che questo disco è un po' ciò che "Ithyphallic" è stato per i Nile: un album creato con troppa fretta e furia che non fa altro che causare una perdita di personalità e idee.

Tra grida di dannati che fanno da sottofondo alla voce di Nergal parte "Daimonos", che apre le danze con la sua atmosfera apocalittica. In questa prima parte di canzone si riescono già a notare le maggiori influenze da parte dei Nile, che danno quel tocco epico già sondato in precedenza con "The Apostasy". Un mid-tempo ragionato, con quei piccoli cambi di tempo sostenuti dalle ritmiche serrate di Inferno, che dimostra ancora una volta di essere il motore propulsivo di tutte le ultime opere targate Behemoth. La pecca di questo brano la si può ritrovare nell'assolo finale, un po' troppo dispersivo e tirato per le lunghe. Anche la seguente "Shemhamforash" continua il cammino intrapreso dalla precedente "Daimonos", virando leggermente su lidi blackened death l'incedere generale. Un po' troppo caotica la prestazione vocale di Nergal — forse una soluzione voluta — che non riesce però a valorizzare al meglio un pezzo che avrebbe potuto essere composto decisamente in una maniera migliore. Di tutt'altro livello "Ov Fire And The Void", dall'intro lento e marziale, un vero e proprio monolite sonoro; un pezzo che man mano che avanza acquista spessore ed epicità.

"Transmigrating Beyond Realms Ov Amenti" invece si assesta su tempi medio-veloci, risultando travolgente e massiccia; dal vivo renderà felici molti fan. Sulla stessa scia anche "He Who Breeds Pestilence" introdotta da un arpeggio simil "Freezing Moon" (un probabile tributo ai Mayhem si spera), che riesce a equilibrare parti blastate e violente ad altre più lente e nefaste. Insieme alla conclusiva "Lucifer" della durata di ben otto minuti, questo è il pezzo più lungo dell’intero cd. Purtroppo già con "The Seed Ov I" iniziano ad arrivare i primi sbadigli, nonostante l'incursione nella parte centrale di flebili chitarre acustiche e una coppia di assoli ben eseguiti, ma che c'entrano poco o nulla con l'intero andamento generale del disco; no, ve lo assicuro, qui non c'è un certo Santolla a rovinare il tutto, anche se il primo assolo è abbastanza rockeggiante.

Ormai ci avviciniamo sempre di più verso il finale del disco, con tre sole canzoni rimaste ad accoglierci a braccia aperte. La prima delle tre è "Alas, Lord Is Upon Me", una traccia descrivibile in tre parti — introduzione con un arpeggio monotono e ossessivo, mid-tempo cadenzato e possente e parte finale furiosa — le quali la rendono una delle migliori secondo il mio modesto parere. A ripercorre la strada intrapresa già con il pezzo precedente oppure con una certa "Slaying The Prophets Ov Isa", per fare un salto nel tempo non troppo lontano, ci pensa "Defiling Morality Ov Black God", che segue molto fedelmente le caratteristiche stilistiche del brano sopracitato, non riuscendo però a eguagliarlo. Siamo ormai giunti alla fine del nostro viaggio. Ad attenderci ci si para davanti "Lucifer", pezzo mastodontico che per apparenza sembra ripercorre i finali di cd dei Nile; chi ha pensato a una "Von Unaussprechlichen Kulten"? Dall'atmosfera tetra e disarmonica, il brano cerca di sedurci con la sua carica oscura e l'incedere ipnotico. Potremmo considerare la canzone come il perfetto manifesto dell'evoluzione che hanno attraversato i Behemoth in tutti questi anni.

Una band sicura di sè, che sa cosa vuole ottenere e che sa come ottenerlo. Un disco che avrebbe potuto offrire molto di più, ma che consolida delle coordinate stilistiche evolutesi col tempo. Se siete fan sfegatati del gruppo, ascoltate "Evangelion".

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