Bekor Qilish - The Flesh Of A New God | Aristocrazia Webzine

BEKOR QILISH – The Flesh Of A New God

Gruppo: Bekor Qilish
Titolo: The Flesh Of A New God
Anno: 2023
Provenienza: Italia
Etichetta: I Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Defaced Background
  2. Unobtainable Transformations
  3. Unearthly Dominion
  4. Unaware Gods
  5. Enshrouding Wrath
  6. The Flesh Of Terror
  7. Infinite Self-Reflecting Circles
  8. Beggars
DURATA: 39:59

Poco più di un anno fa, il milanese Andrea Bruzzone si sporgeva a scrutare nel calderone del death metal più storto e pasticciato, immergendovisi con la sua nuova creatura Bekor Qilish e Throes Of Death From The Dreamed Nihilism. Ricco di influenze e ispirazione, al debutto sembrava mancare giusto un po’ di focus, un aspetto che però sembra risolto con il nuovo The Flesh Of A New God.

Se lo scorso anno i Bekor Qilish erano fondamentalmente una one man band con la partecipazione di qualche ospite illustre (Colin Marston su tutti), sul nuovo disco siamo di fronte a una formazione completa: Bruzzone si limita alle ottime parti vocali, affiancato da John Mor (Hades Rising) alla chitarra, mentre le le partecipazioni di Gianluca Zanello e Niccolò Misrachi danno il loro contributo su una delle tracce; la sezione ritmica invece presenta Otus Rex al basso e Giulio Galati (Nero Di Marte, ormai ex Hideous Divinity e altri) alla batteria, nome che per quanto mi riguarda è diventato una sorta di fattore discriminante per decidere se ascoltare o meno qualcosa.

Conclusa l’introduzione di stampo enciclopedico, è evidente come il passaggio a una lineup corale abbia inciso sul risultato finale. The Flesh Of A New God  — oltre a godere di una produzione più cristallina rispetto al suo predecessore — è organico e coeso, un death-black metal tecnico e dalle fortissime tendenze prog e jazz che dalla sua, stavolta, ha il pregio di esplorare fino in fondo le tante idee che lo caratterizzano.

Pur restando coerenti con sé stessi, i Bekor Qilish sfoggiano comunque una varietà stilistica invidiabile, ovviamente affiancata a un’esecuzione magistrale: da forme tutto sommato dirette e accessibili si procede a quelle più studiate, fatte di dissonanze a bizzeffe e ritmiche anti-headbanging, con Galati perennemente sugli scudi per la facilità e la fantasia con cui si muove dietro le pelli. Echi di Cynic, anche di Meshuggah nei momenti più psicotici e ignoranti, di tardi Atheist, il tutto puntellato da chicche come certi sintetizzatori a dare spessore (come in “Unaware Gods” e “Beggars”, a inframezzare e chiudere il disco) oppure il sassofono di Zanello a impreziosire la già ottima “Infinite Self-Reflecting Circles”.

Si tratta di un grande passo in avanti di Andrea Bruzzone, che fa trasparire una certa consapevolezza nel fare le cose e farle bene, con il supporto di musicisti d’eccezione. Aspettative notevoli soddisfatte al 101%: The Flesh Of A New God si piazza a livelli molto alti nella sempre più affollata scena avantgarde estrema.