Beltez - A Grey Chill And A Whisper

BELTEZ – A Grey Chill And A Whisper

Gruppo:Beltez
Titolo:A Grey Chill And A Whisper
Anno:2020
Provenienza:Germania
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. In Apathy And In Slumber
  2. The City Lies In Utter Silence
  3. Black Banners
  4. A Taste Of Utter Extinction
  5. The Unwedded Widow
  6. From Sorrow Into Darkness
  7. A Grey Chill And A Whisper
  8. I May Be Damned But At Least I’ve Found You
  9. We Remember To Remember
DURATA:01:05:05

Il panorama black metal è pieno di dischi che si elevano su un piano più intellettuale, prendendo spunto dalla letteratura; come i Blutvial o gli Yovel, per pescare giusto due nomi dalla mia esperienza da recensore. Meno spesso, invece, capita che l’opera narrativa venga ideata ad hoc, in un processo a tutto tondo in cui i vari elementi si influenzano a vicenda. È il caso dei tedeschi Beltez e di A Grey Chill And A Whisper, quarto album e primo su Avantgarde Music, opera a dir poco ambiziosa per la quale è stato commissionato un racconto breve che ha poi fornito l’impalcatura per i testi e per le canzoni costruite attorno a essi.

Già con il precedente Exiled, Punished… Rejected la band di Colonia aveva seguito una strada simile, prendendo spunto da God’s Demon dell’americano Wayne Barlowe, ispirato a sua volta all’Inferno dello stesso autore. Questa volta, come accennato, i Beltez si sono rivolti in prima battuta alla connazionale Ulrike Serowy, scrittrice e poetessa che ha confezionato per il quintetto una storia intitolata Black Banners, che non ha necessitato di alcun input dalla band se non un’indicazione sul mood generale: un racconto — ispirato da una gita in una città medievale e da un incubo — che narra di maledizioni, di amicizie spezzate e di ciò che si è disposti a fare per salvarle.

La simbiosi tra il racconto riadattato ai testi e l’evoluzione della musica è perfetta: un black metal lungi dall’essere sola aggressività, ma in cui spesso e volentieri dominano cupezza e malinconia; un equilibrio perfetto che calza come un guanto sulla storia narrata con il suo susseguirsi di stati d’animo e avvenimenti. Una delle chicche di A Grey Chill And A Whisper è proprio l’inclusione del racconto integrale all’interno del libretto e in forma di contenuto scaricabile: praticamente un audiolibro di circa 50 minuti, fondamentale per seguire le vicende dei due protagonisti, The Youth e The Friend, narrate da Dan Capp dei Winterfylleth.

Dalle introduttive — ai fini della storia — “The City Lies In Utter Silence” e “Black Banners” al momento della disperazione del protagonista e ai suoi tentativi di salvare l’amico in “A Taste Of Utter Extinction” e “The Unwedded Widow”, fino all’inevitabile conclusione nella lunga e maestosa “I May Be Damned But At Least I Found You”, i Beltez offrono un black metal moderno, stratificato e dalle mille sfaccettature, in cui tutto si incastra con teutonica perfezione, servendo e servendosi di Black Banners in una relazione di mutuo vantaggio. Notevoli anche le grafiche, con la bellissima copertina e le illustrazioni che danno il loro apporto al tutto.

Al termine del disco, l’unico contributo autonomo della band. Per i Beltez i toni della penultima traccia, con la vittoria dei buoni sentimenti per i protagonisti nonostante il loro personale destino e la liberazione della città dalla maledizione che su essa incombeva, erano un po’ troppo positivi per quello che — alla fin dei conti — è pur sempre un disco black metal. L’aggiunta in conclusione di “We Remember To Remember” riporta il tutto su atmosfere più consone, un fast forward a quando i popoli non ricorderanno più volti né nomi, ma solo che c’è qualcosa da ricordare e nulla più. Se questo sarà il destino di A Grey Chill And A Whisper non è dato saperlo, ma sicuramente mi rimarrà in testa per un po’.

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