BENEATH THE STORM – Evil Reflection

 
Gruppo: Beneath The Storm
Titolo:  Evil Reflection
Anno: 2014
Provenienza:   Slovenia
Etichetta: Argonauta Records
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TRACKLIST

  1. To Dust
  2. Helen
  3. Silent Exhale
  4. Oceans Of Sleep
  5. The Endless Void
  6. Frozen
DURATA: 62:26
 

A meno di un anno di distanza dall'album di esordio, l'artista sloveno Shimon rilancia il suo progetto Beneath The Storm con il recente "Evil Reflection", edito dalla nostra Argonauta Records (a differenza del predecessore, autoprodotto). L'esame può sicuramente dirsi superato, il disco è solido e il musicista dimostra per la seconda volta una buona vena compositiva: il suo funeral doom dai riflessi sludge riesce a scandagliare ragguardevoli profondità, in realtà senza mai giungere agli abissi esplorati solamente da pochi intrepidi, ma risultando comunque convincente e godibile.

L'apertura è affidata a "To Dust", brano dall'atmosfera plumbea, ma che al tempo stesso non disdegna l'accenno a melodie più orecchiabili, vagamente in stile Shape Of Despair. Le peculiarità del progetto emergono tutte fin dai minuti iniziali: in primo luogo la splendida scelta di non mettere mai in primo piano le parti vocali, le quali — invece di emergere dal velo di distorsioni — si ritorcono piuttosto sotto di esso, creando soluzioni oscure e opprimenti; in secondo luogo l'inserimento frequente di campionamenti vocali che arricchiscono l'intera trama musicale, regalando un tocco di malattia e di inquietudine in più all'opera, e che, unitamente alla drum machine utilizzata per creare le sezioni ritmiche, donano un tocco industrial che ben si sposa col clima generale del disco. In "Helen" le contaminazioni si fanno ancora più forti e danno vita al brano più intenso del lotto, che nonostante una lunghezza importante riesce a catalizzare l'attenzione per tutta la sua durata, forte inoltre di un riffing che si fa sludge.

Di grande impatto è anche la più "movimentata" (passatemi il termine) "Oceans Of Sleep", che col suo andamento ondivago seduce l'ascoltatore per poi trascinarlo con sé nel baratro. Menzione va infine fatta al pezzo di chiusura "Frozen", che giunge dopo le reminiscenze industrial di "The Endless Void", e che coi suoi diciassette minuti di lunghezza riassume perfettamente l'intera lezione trattata in precedenza. Shimon riesce a creare in esso gli abissi sonori più profondi di tutto "Evil Reflection" e li alterna coscienziosamente a bordate di doom classico e di sludge, in una miscela bilanciata a dovere.

Consigliatissimo agli amanti della corrente più funerea della scena doom, che ancora una volta dimostra di aver sempre qualcosa da dire, o quantomeno qualcosa di significativo da affiancare a tutto ciò che già è stato insegnato dai maestri del genere.

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