BEREFT OF LIGHT – Hoinar

 
Gruppo: Bereft Of Light
Titolo: Hoinar
Anno: 2017
Provenienza: Romania
Etichetta: Loud Rage Music
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TRACKLIST

  1. Uitare
  2. Legământ
  3. Pustiu
  4. Freamăt
  5. Târziu
DURATA: 41:13
 

Il progetto Bereft Of Light è un nome nuovo nel panorama musicale, ma altrettanto non si può dire di colui che ne tira le fila: il responsabile della neonata creatura artistica è infatti Daniel Neagoe, polistrumentista romeno conosciuto per una versatile militanza in una discreta manciata di gruppi tra cui Shape Of Despair, Pantheist, Eye Of Solitude, Ennui e parecchi altri ancora. Contrariamente a quelle che potrebbero essere le aspettative però, questa volta non avremo a che fare con propensioni funeree, né con qualsivoglia declinazione del Doom.

Il buon Daniel in questa sua nuova incarnazione si ispira dichiaratamente a uno stile d'oltreoceano, più precisamente alla costa nord-occidentale, andando a rifarsi a quella concezione cascadica del Black Metal già abbondantemente sdoganata da Wolves In The Throne Room, Skagos, gli ormai defunti Agalloch e via dicendo. Tuttavia, seppure formalmente corretto, come spesso accade sarebbe ingiusto limitarsi a etichettare Bereft Of Light tra le coordinate di una corrente musicale, poiché "Hoinar" non è di certo un semplice esercizio di stile; anzi, oserei dire che questo esordio non sfigurerebbe poi così tanto se accostato ad alcuni capisaldi del genere.

La malinconia opaca dell'iniziale "Uitare" ci trascina subito in una radura colma di aria rarefatta, inducendo a inginocchiarci su un tappeto di verde smeraldo, respirando a pieni polmoni l'umidità iridescente di una pioggia fredda che sgorga come un pianto disperato da un cielo plumbeo e lava via le nostre velleità umane, lasciandoci nudi e disarmati, semplici involucri in balia di emozioni soverchianti che mai saremo in grado di comprendere o domare. Capirete che il carico emotivo dell'album è davvero enorme, grazie anche a una costruzione musicale estremamente equilibrata, oltre che incredibilmente ispirata.

Le parti acustiche — talvolta tendenti quasi all'Ambient — sono splendidamente funzionali alla creazione di quei crescendo evocativi, traboccanti di un pathos disarmante, i quali sfociano in tutta la loro dolorosa drammaticità nelle struggenti deflagrazioni di Black Metal atmosferico, foriere queste ultime di una tragica tensione che irretisce e commuove anche il cuore più insensibile e coriaceo. La più grande forza del disco sta proprio in quell'equilibrio particolare che permette alla proposta del Nostro di risultare ben bilanciata in ogni sua parte: tale caratteristica fa in modo che alla sublime delicatezza di una strumentale come "Pustiu" possa seguire "Freamăt", episodio equamente diviso tra una furia straziante e angoscianti ma lucide prese di coscienza, trasmesse mediante ariose distensioni di chitarra acustica e voce pulita.

A quanto detto finora si aggiunga un minutaggio ben studiato, sufficientemente corposo da non lasciare nulla di incompiuto ma mai eccessivo, che non permette all'ascoltatore di incorrere in un calo di attenzione dovuto a una fisiologica saturazione sensoriale. Ulteriore punto a favore è sicuramente l'esperienza che il Nostro ha ormai maturato, sapientemente utilizzata per evitare di scivolare in quelle piccole ma numerose sbavature che spesso macchiano i dischi di debutto: ennesima prova della quasi imprescindibile utilità della gavetta.

Tante (troppe) parole per dirvi che "Hoinar" è un'opera che vale davvero la pena di fare propria; un piccolo gioiellino che potrà coinvolgere molti tra gli appassionati di un certo tipo di Black Metal e che dovrebbe essere un ascolto quasi obbligato per chi si diletta spesso nell'ascolto dei gruppi summenzionati.

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