BIRTH THROUGH GORE – Reign Of Depravity – Aristocrazia Webzine

BIRTH THROUGH GORE – Reign Of Depravity

Informazioni
Gruppo: Birth Through Gore
Titolo: Reign Of Depravity
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: Sevared Records
Contatti: facebook.com/BirthThroughGore
Autore: Mourning

Tracklist
1. In The Brim Of Decimation
2. Derancy Amplification
3. Doldrums
4. Drop Unregretted Into Oblivion
5. Redeeming Faults
6. Whose Slime Infests
7. Simulated Obduracy
8. Crepuscular Shadows

DURATA: 29:17

La Grecia in ambito brutale ultimamente si è tolta più di un sassolino dalla scarpa e a quanto pare non ha nessuna voglia di smettere, tant’è che fra i nomi pubblicati dalla Sevared Records è possibile annotare anche quello dei Birth Through Gore, formazione tessalonicese al debutto con “Reign Of Depravity”.
Quello che originariamente era un duo composto da Paschalis Tassioudis alla chitarra e Aggelos HSR alla voce, ha odiernamente acquisito alla batteria la figura di Michael Karatsiolis, il drumming che però udirete all’interno dell’album è ancora opera di una drum-machine programmata da Paschalis in maniera a dir poco eccellente, una fra le migliori che abbia avuto piacere d’ascoltare in questi anni.
La proposta degli ellenici è di quelle che non le manda a dire, partono martellando e finiscono martellando, non si entra mai in ambito “hyperblast” o “slam”, è brutalità nel più classico degli stili anni Novanta e da ciò potrete ricavare voi stessi i nomi che potrebbero esserne l’influenza di base.
Ciò che rende piacevole la prestazione è che in neanche trenta minuti racchiusi in otto tracce, i Birth Through Gore siano riusciti a piazzare un paio di pezzi spaccacervello quali “Doldrums”, “Redeeming Faults” e “Simulated Obduracy” che spezzano l’omogeneità di un platter dal vissuto scandito da una piacevole canonicità d’intento.
Del resto è difficile non risultare aderenti e compiacenti all’utilizzo di certe schematiche che fanno di questo mondo crudele e privo di scrupoli ciò che è, la formazione ne rispetta il groove e le movenze pure quando avverte l’esigenza di usufruire di ritmiche maggiormente cadenzate e rallentamenti tesi a variare, seppur minimamente, la botta diretta sferrata dai brani.
Si sarebbe potuto fare di più? Probabilmente sì. Si sarebbe potuto dare alle canzoni un contesto più ampio nel quale esplodere di rabbia? Probabilmente sì (e sono due).
Dobbiamo però tenere in considerazione il fatto che “Reign Of Depravity” è solo l’inizio di quella che potrebbe essere una buonissima discografia, infatti con l’innesto di un drummer umano, le qualità di songwriting messe in mostra da Paschalis e un Aggelos che sa irrompere con fludità e pesantezza all’interno delle canzoni, i punti cardine sui quali fondare le migliorie e possibili cambi per dar forma al secondo disco vi sono tutti.
Forse ci vorrebbe una più chiara e consistente prova per ciò che concerne le linee di basso, sarebbe utile per aumentare e rendere più devastante lo spessore dei pezzi.
Se ciò che cercate è una serie di piastrellate in pieno volto, se ciò che volete è fottervene di qualsiasi tipo di ghirigoro facendovi smantellare senza perdere tempo, un album come questo “Reign Of Depravity” dovrebbe entrare a far parte delle vostre playlist e di conseguenza dovreste tener d’occhio i Birth Through Gore, i greci non deluderanno la voglia che avete d’ascoltare badilate a tutto spiano.