Bitterness - Dead World Order

BITTERNESS – Dead World Order

Gruppo:Bitterness
Titolo:Dead World Order
Anno:2020
Provenienza:Germania
Etichetta:G.U.C.
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TRACKLIST

  1. The Last Sunrise
  2. A Bullet A Day
  3. Dead World Order
  4. Idiocracy
  5. Let God Sort ‘Em Out
  6. Forward Into the Past
  7. Blood Feud
  8. None More Black
  9. Darkest Times
DURATA:42:30

Dead World Order non è un disco, è un segnale d’allarme. Le cose vanno proprio male nel mondo, stando al parere dei Bitterness. Dopo vent’anni di attività, ventuno se consideriamo le demo uscite sotto il nome di Steel Tormentor, la compagine tedesca è ancora qui a dirci che non stiamo andando nella direzione sperata, e i nostri problemi sono radicati nell’ignoranza fabbricata dalla malagestione delle informazioni e dell’educazione. Se masticate abbastanza bene l’inglese, potrete essere colpiti da alcuni proclami dettati dal tentativo di sopravvivere in questo mondo sbalestrato. «Il mondo è un gran pezzo di merda / Ma non vogliamo farci niente» ci avverte la title track, esempio di tatto della band, e più si va avanti nell’ascolto più veniamo rassicurati che tutto è un disastro. Ci stiamo avvicinando agli scenari distopici descritti da “Idiocracy”, una traccia che prende il nome da un noto film che narra di un futuro governato da idioti, le guerre di religione accumulano morti per motivi futili (“Let God Sort ‘Em Out”) e le democrazie occidentali scivolano verso l’autoritarismo sfruttando i consensi popolari creati tramite informazione-spazzatura, come nell’apertura di “Forward Into The Past” («Dittatori controllano i media / Eletti dalle masse / Troppo stupide per vedere cosa sta succedendo / I conformisti credono in ogni bugia / Troppo sordi, troppo ciechi per vedere / Per vedere cosa sta realmente accadendo»).

I Bitterness non hanno mai avuto dubbi su quale fosse il modo migliore di fare poesia sui nostri tempi: cresciuti con i dischi dei Destruction e dei Kreator, il thrash metal nelle sue forme più dirette e tipico della Germania era l’unica scelta sul tavolo. Quando si tratta di musica la band solo di rado tergiversa, preferendo optare per la semplicità di soluzioni taglienti — seppur molto familiari — da sganciare sull’ascoltatore. La produzione corposa dona uno spessore anche al più semplice dei riff, rendendolo piacevole anche quando l’ispirazione non è al massimo dei livelli. Ciò però non aiuta la voce di Frank Urschler, novello Mille Petrozza che pur vantando una certa chiarezza, come già sostenuto, può risultare fuori luogo nei momenti in cui sfodera i propri acuti.

I problemi di Dead World Order però cominciano quando si tradisce questa premessa, cercando di rivolgersi anche a un pubblico non avvezzo a far colazione a ritmo di Coma Of Souls e Release From Agony. Comprendo la necessità di una maggiore varietà stilistica per equilibrare una scrittura troppo diretta che rischia di risultare stanca, però i Bitterness sembrano meno a proprio agio quando si cimentano con i pezzi più articolati (la lunga “Blood Feud”) oppure quando tentano la carta del death melodico svedese, confinata in piccoli passaggi qua e là (la title track e la penultima “No More Black”, nella sua interezza), frangenti in cui sembrano temere di lasciare l’ombra dei primi In Flames, pur cavandosela con pochi intoppi. Il contrasto tra l’aggressività del thrash e la melodia ad ampio respiro del melodic death ha i suoi alti e bassi: se per la maggioranza del tempo vi accorgerete dell’emergere di questa influenza solo con gli ascolti, in altri passaggi potrà apparire in un modo un po’ troppo improvviso.

Ora, non sono dell’idea che questi problemi possano far rimpiangere il tempo speso in compagnia di Dead World Order a chi possiede una discreta voglia di thrash metal, tutt’altro. L’ultimo album dei Bitterness sa come essere distruttivo, ma in un modo che ho trovato scostante e ciò a dispetto degli anni di servizio della band, senza però togliere che se state cercando una colonna sonora adatta mentre vi godete il declino senza speranza del mondo contemporaneo, l’avete trovata.

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