BLACK CAPRICORN – Born Under The Capricorn

BLACK CAPRICORN – Born Under The Capricorn

 
Gruppo: Black Capricorn
Titolo: Born Under The Capricorn
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Stone Stallion Rex
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Tropic Of Capricorn
  2. Born Under The Capricorn
  3. Capricornica
  4. Double Star Goatfish
  5. Scream Of Pan
DURATA: 41:47
 

Sono ormai passati due anni da quando un quintetto di musicisti cagliaritani, i Black Capricorn, debuttò con un buon album eponimo e ora è con vero piacere che posso parlarvi del successore "Born Under The Capricorn". Anche nel caso non si conoscesse minimamente la band in questione, chiunque fosse anche solo vagamente pratico di un certo tipo di sonorità potrebbe già facilmente, considerando il mero lato estetico, legare il prodotto in questione a una precisa corrente stilistica.

Passando poi al vero e proprio contenuto musicale, il legame di cui sopra diverrebbe palese: "Tropic Of Capricorn" e "Capricornica" sono infatti saturate da un riffing di natura sabbathiana, sì, ma terribilmente scuro, ossessivo e misterico, a cui è semplice accostare gli Electric Wizard e l'occultismo suadente sprigionato dalle vecchie registrazioni di gente come Coven e Black Widow. Ciò che percepiamo e sentiamo insinuarsi nel cervello è la pesantezza di una sinistra inclinazione esotericamente avvolgente, è il suono del giro di cardini arrugginiti che aprono cancelli conducenti a nere gole infernali scavate nelle viscere della terra, attraenti squarci in cui si annidano demoni di ogni sorta.

La lunga "Born Under The Capricorn", invece, ci ammalia con contorni psichedelici, con un Doom contaminato dalle esperienze astrali degli Hawkwind, un Doom che si ripiega circolarmente su se stesso dal momento che, tramite enfatici intrecci acustico-elettrici e orgasmiche divagazioni indiscutibilmente settantiane, i nostri riescono a confezionare uno splendido pezzo di più di un quarto d'ora, ricolmo di atmosfere deviate, viaggi oscuri e squisito classicismo senza mai annoiare, bensì coinvolgendo profondamente ogni tormentato brandello di intelletto, ogni estasiata briciola di anima. Il disco viene poi concluso da "Double Star Goatfish" e "Scream Of Pan", pezzi in cui, al di sotto di un fitto strato di Doom oppressivo e acidità, si insinua una componente quasi rabbiosa: provate a immaginare un insano connubio tra le percezioni aggressive dei Celtic Frost, certe movenze tipiche del Doom nostrano a tinte Dark (Paul Chain e Black Hole, per esempio) e la pesantezza dei Cathedral.

Siete già alla ricerca di fazzoletti con cui rimediare ai danni che la vostra eccitazione ha appena provocato? Bene, è giusto che sià così! "Born Under The Capricorn" è una prova splendida che si muove benissimo in ogni momento, è un disco molto maturo in cui anche la voce — nonostante non si faccia sentire moltissimo, immagino in virtù di una scelta precisa tendente a lasciare più spazio alla devianza avvolgente dello sviluppo atmosferico — graffia e corrode, alimentando il tasso emotivo della proposta e ricordando, a volte, un Lemmy in versione demoniaca.

Questi musicisti nostrani dimostrano un'ottima dose di personalità nell'amalgamare il più sfrenato e oscuro (e, mai mi stancherò di dirlo, meraviglioso) classicismo settantiano con una languida muscolarità Stoner-Doom: il risultato, ovviamente, oltre che suonare ben ispirato, è più che convincente su tutta la linea.

Piccola nota a margine: "Born Under The Capricorn" è disponibile soltanto in vinile limitato a trecento copie e, credetemi, lasciarselo scappare sarebbe davvero un gran peccato. Orsù, dunque, amanti del Doom, amanti dell'occultismo, amanti del rock nero Anni Settanta, amanti della bestia con le corna, correte a stuzzicare le vostre infernali fantasie con i Black Capricorn!

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