BLACK CAPRICORN – Cult Of Black Friars

BLACK CAPRICORN – Cult Of Black Friars

 
Gruppo: Black Capricorn
Titolo: Cult Of Black Friars
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: Stone Stallion Rex
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TRACKLIST

  1. Atomium
  2. Cult Of Black Friars
  3. Hammer Of The Witches
  4. Riding The Devil's Horses
  5. Animula Vagula Blandula
  6. Cat People
  7. From The Abyss
  8. Arcane Sorcerer
  9. To The Shores Of Distant Stars
DURATA: 55:40
 

Poco più di un anno e mezzo è trascorso da quando ebbi il piacere di presentarvi "Born Under The Capricorn", secondo disco dei cagliaritani Black Capricorn. In questo lasso di tempo la band sarda — che avevamo incontrato come quintetto all'alba dell'uscita del summenzionato album — è ritornata alla formazione originaria (Kjxu come chitarrista e cantante, Virginia al basso e Rachela dietro le pelli) e ha sfornato la terza fatica discografica, intitolata "Cult Of Black Friars".

Il campo d'azione dei musicisti nostrani non è mutato in maniera sostanziale e dunque, ascoltando l'apertura strumentale affidata ad "Atomium", non sarà difficile immaginare una versione meno drogata e più classicamente Doom degli Electric Wizard: l'atmosfera ricreata è pesante, oscura e assolutamente adatta a lasciar intravedere ciò che ci aspetta, il carattere dell'opera in questione. Infatti episodi come "Cult Of Black Friars" e "Arcane Sorcerer", pur abbandonando la turbinante effettistica lisergica delle chitarre che avevamo incrociato nei primi minuti dell'album, ci immergono subito in un demoniaco e pastoso impianto Doom, più liquido e dannatamente inglobante, che si ispira senza ombra di dubbio a gente come Pentagram e Black Sabbath: carico atmosferico notevolmente dilatato, distorsioni tipiche del retaggio degli Anni Settanta, riff massicci e stordenti, voce pulita, languida e distante che pare raggiungerci dall'oltretomba… Insomma, quell'amalgama di elementi che provoca orgasmi multipli a chiunque sia un seguace del genere in questione.

All'interno di episodi come "Hammer Of The Witches", "Riding The Devil's Horses" e "From The Abyss" ci troviamo invece di fronte a un impianto sonoro più opprimente e granitico, un po' meno acido ma maledettamente ipnotico, impregnato fino al midollo di Doom classico elevato alla massima potenza, più orientato verso una visione "Cathedral-iana"; paragone, quest'ultimo, che viene maggiormente rafforzato dalle bucoliche infiltrazioni di flauto e chitarra acustica in "Animula Vagula Blandula". I Black Capricorn in tali frangenti esprimono appieno tutta la profondità ancestrale del filone musicale in questione: il suono partorito dagli strumenti dei Nostri si contorce in un plumbeo oceano di arcano misticismo e satura le nostre anime di un'oscurità della quale non è possibile offrire una descrizione.

Una piccola nota a parte la merita la traccia posta in chiusura, "To The Shores Of Distant Stars": una rarefatta e lisergica ballata dai toni cosmici, interpretata dalla soffusa ed evocativa voce di Rachela, che riporta alla mente certe espressioni psichedeliche tipiche dei primi Anni Settanta; una conclusione degna di un gran disco.

"Cult Of Black Friars" è un lavoro davvero meraviglioso, intenso e ispirato, che non potrà in alcun modo lasciare indifferenti coloro i quali si sentono perennemente affamati di sonorità simili. Non ci è dato sapere chi siano i frati citati nel titolo dell'opera, ma posso dirvi con certezza che vi sarà facile ritrovarvi a desiderare di diventare adepti del loro culto.

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