BLACK HATE – Los Tres Mundos | Aristocrazia Webzine

BLACK HATE – Los Tres Mundos

Informazioni
Gruppo: Black Hate
Titolo: Los Tres Mundos
Anno: 2012
Provenienza: Messico
Etichetta: Dusktone
Contatti: facebook.com/lostresmundos
Autore: Mourning

Tracklist
1. I
2. Lians-Per-Ti
3. Ika-Nun-Na
4. Subconsciente
5. II
6. La Ultima Solucion
7. Glorious Moments
8. Revelacion
9. Los Tres Mundos
10. III

DURATA: 57:43

Cosa dire dei messicani Black Hate? Tanti split all’attivo, l’ep “Depression World” e l’album “Years Of Solitude” che di sicuro non saranno dispiaciuti agli amanti degli scenari “depressivi” e adesso? Adesso hanno voluto fare il salto più lungo della gamba rischiando di spezzarsi il collo, artisticamente parlando è ovvio.
“Chi troppo vuole nulla stringe” e il detto alla sicula “u supecchiu e comu u mancanti” (l’avere troppo è come non avere) identificano entrambi l’insoddisfazione sorta dopo l’ascolto ripetuto di “Los Tres Mundos”, secondo full del musicista di Mexico City B.G. Ikanunna, in questa occasione accompagnato dai chitarristi Possessed (Cumskin Vomëtfloods) dei Misanthropic Goathammer e John Pollack, dal bassista A. Troll e dal batterista Vyse, suo compagno d’avventura nei Cold Winds.
Nel probabile tentativo di trovare un’identità definitiva alla creatura, sono state confuse le carte in tavola più del previsto. Cos’è venuto fuori? Un platter ricco d’idee, con una produzione validissima, intellegibile e che premia senza riserve l’ottima prestazione strumentale, valorizzando anche le linee di basso e dando pieno risalto alle esecuzioni soliste che si fanno spazio all’interno dei brani come quella che si staglia emotivamente importante e dal carattere seventies in “Glorious Moments”, pezzo che del resto convince e non. E il resto?
I Black Hate sono degli ottimi soldati di trincea, come quelli stanno nella loro posizione, rispondono al fuoco e provano lentamente ad avanzare, nel loro caso sfruttando le basi costruite in questi cinque anni tutto sembra funzionare alla perfezione tant’è che i momenti più interessanti sono quelli legati alle partiture black metal, si vedano l’aggressione perdurante del riffing di “Ika-Nun-Na” e la svolta da “mantra” che ne particolareggia la fase centrale molto ritual o la velocità incalzante e i toni quasi d’estrazione epica sprigionati da “La Ultima Solucion”.
Peccato che nei frangenti decisivi per i cambi d’ambientazione, quelli che tendono a smorzare la furia apportando un tocco di “quiete” in mezzo a una “tempesta (tralasciando “Revelation”, episodio esclusivamente acustico che pare far storia a sé), la figura che si para dinanzi sembri avere una risoluzione sgranata. Le scelte stilistiche non collimano, rimangono in più di una circostanza due sentieri paralleli che non hanno nessuna intenzione di scendere a patti, questo non premia né l’una né l’altra modalità espressiva, penalizzandole invece entrambe; non va dimenticato inoltre che i quindici minuti della titletrack sono spropositati e in alcuni frangenti a dir poco tirati per i capelli.
Non nego che “Los Tres Mundos” abbia degli spunti apprezzabili, non nego altresì che B.G. Ikanunna abbia intrapreso un percorso difficile da percorrere, ma se l’intento è ammirabile, il risultato è ancora lontano dal ritenersi degno d’andare oltre una sufficienza di base poiché è proprio quella la zona che i Black Hate stanno rimodellando iniziando dai fondamentali.
Il bivio sembra inforcare due direzioni precise: continuare sulla strada che conduce al mondo black, trovando il modo di dare uno spazio consono a queste varianti integrandole in quel tipo di realtà o abbandonarla del tutto affidandosi a soluzioni alternative/avanguardistiche sulle quali elaborare completamente una nuova situazione sonora? Meglio decidersi, la via di mezzo in qualsiasi occasione rimane sempre una strada che non porta da nessuna parte.