BLACK MOTH – The Killing Jar

 
Gruppo: Black Moth
Titolo: The Killing Jar
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: New Heavy Sounds
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TRACKLIST

  1. The Articulate Dead
  2. Blackbirds Fall
  3. Banished But Blameless
  4. Spit Out Your Teeth
  5. The Plague Of Our Age
  6. Chicken Shit
  7. Blind Faith
  8. Plastic Blaze
  9. Land Of The Sky
  10. Honey Lung
DURATA: 38:33
 

Il fascino dello stoner e dell'occult rock è di quelli che se ti strega una volta poi ti rovina una vita. È impressionante il numero di uscite e la qualità che questi due segmenti di mondo musicale hanno prodotto e continuano a produrre ed è evidente che ci sia una vera e propria escalation da parte delle donne al suo interno. Le rappresentanti del cosiddetto sesso debole sembrano essersi ripromesse di fare il culo a strisce agli uomini e ci riescono anche alla grande. Non andando troppo indietro nel tempo, anzi rimanendo proprio legati a questa ultima decade, è palese che formazioni quali Jex Thoth, Blood Ceremony, The Devil's Blood, Alunah, The Wounded Kings (nell'ultimo album "In The Chapel Of The Black Hand" vi è Sharie Neyland alla voce), Subrosa — e potrei nominarne chissà quante altre — abbiano dato una scossa significativa a questo panorama. A tale già folta schiera si uniscono i Black Moth, che dietro al microfono presentano l'ennesima figura femminile che sa come conquistare l'ascoltatore: lei è Harriet Bevan.

In "The Killing Jar" c'è tanta atmosfera, in parte psichedelica in parte mistica, tanta musica anni Settanta, una buona compartecipazione del suono stoner e di periferie retro-doom, insomma il banchetto preparato possiede più portate e ognuna di esse garantisce di saziare la vostra voglia. La partenza è affidata a uno sprint in stile Q.O.T.S.A. del periodo "Rated R" e "Songs For The Deaf", "The Articulated Dead" si nutre di sostanza dopante Homme e nel finale acquisisce pure vitamine punk, sembra di ascoltare Jello Biafra dei Dead Kennedys che in maniera propagandistica urla «Dead Meat» e la cosa gasa parecchio.

Tracce di un altro membro storico della scena desert come Chriss Goss e dei suoi Master Of Reality, coniugate a un'esecuzione suadente e da streghetta di Harriet, rendono irresistibile "Blackbirds Fall". I musicisti sono coscienti delle proprie possibilità, sanno quando devono accelerare e diminuire la battuta: "Banished But Blameless" col suo bell'incipit molto sabbathiano e la successiva "Spit Out Your Teeth" sono praticamente perfette nel loro ammaliare. Il quartetto di brani centrale che vede susseguirsi "The Plague Of Our Age", "Chicken Shit", "Blind Faith" e "Plastic Blaze" si propone idealmente di convincervi sulle qualità in dote ai Black Moth, se non aveste ancora chiare le idee.

Gli stilemi del genere sono stati assimilati in tutto e per tutto, l'accoppiata di asce formata da Jim Swainston e Nico Carew inanella una dietro l'altra una serie di riff che fanno scuola, avvalendosi di frenesia e profondità lisergica, ma non rinunciando a infilare pure qualche discreta sezione solista per alimentare questo rock che salta di sella in sella sempre su cavalli vincenti.

Quando si ascoltano album come "The Killing Jar", il pensiero che artisti seminali come i Black Sabbath e i Coven — nomino loro, perché a mio avviso sono i riferimenti in assoluto dominanti — possano essere fieri di avere fornito le basi a un movimento così straordinario, avendo infuso la voglia di esprimersi in tale maniera a una gioventù musicale simile, non credo si possa definire eretico. Se poi in coda al disco ti trovi a confrontarti con due canzoni del calibro di "Land Of The Sky" — che è puro coinvolgimento — e "Honey Lung" — a tratti onirica e orientale, a tratti scatenata e da scuotimento costante — l'unico atto da compiere è quello di attendere la battuta d'arresto per poi premere nuovamente il tasto play.

Se come il sottoscritto siete rimasti fantasticamente incastrati in una dimensione tutta vostra, nella quale questo tipo di dischi è divenuto il pane quotidiano, non potrete di certo farvi mancare il debutto dei Black Moth. Qui non è questione né di perfezione né di tecnica, sono il feeling, le emozioni e il vissuto rock che rendono "The Killing Jar" un lavoro da annoverare in collezione. In caso aveste il dispiacere di sentir dire da qualcuno che il rock è morto — affermazione ormai sin troppo facilona — non mandatelo a quel paese perché è inutile, dimostrategli il contrario con i fatti: la buona musica riesce a smuovere anche le pietre e qui ce n'è davvero tanta.

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