BLACK OATH – Behold The Abyss

Gruppo:Black Oath
Titolo:Behold The Abyss
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:High Roller Records
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TRACKLIST

  1. Behold The Abyss
  2. Chants Of Aradia
  3. Lilith Black Moon
  4. Once Death Sang
  5. Profane Saviour
  6. Everlasting Darkness
DURATA:41:30

Da queste parti i milanesi Black Oath non sono di certo degli sconosciuti: in passato vi parlammo sia del debutto The Third Aeon che del successivo Ov Qliphoth And Darkness, oltre che di una serata che li vide suonare in quel di Bologna. Sono trascorsi ormai sette anni e mezzo dal loro esordio e, dopo averli seguiti e aver assistito alla loro maturazione, è ora particolarmente piacevole per me presentarvi il quarto lavoro in studio intitolato Behold The Abyss.

Il quartetto è partito da una proposta fatta prevalentemente di doom classico, per poi perfezionare via via uno stile sempre più sfaccettato, fino ad arrivare a un presente in cui si mescolano toni progressivi, umori tipicamente anni Settanta, muscolari cavalcate di heavy anni Ottanta e atmosfere di stampo dark e gotico; il tutto miscelato con gusto, raffinatezza e invidiabile perizia. La voce di A.Th mantiene un approccio molto lineare (ricordando alle volte quella del buon Robert Lowe), trasmettendo una rassegnata malinconia, mentre le chitarre ricamano trame oscure e nebbiose, sferzando quando c’è da sferzare, ma lasciando anche il giusto spazio a un luttuoso senso di sofferente abbandono.

All’interno dell’album possiamo rintracciare i Black Sabbath, i Death SS, i Mercyful Fate, i Candlemass e chissà quante altre influenze più o meno celebri, ma ciò che è davvero importante è che Behold The Abyss è un’opera matura, corposa e che — nonostante gli inevitabili rimandi a nomi ben conosciuti — brilla di luce propria. Risulta particolarmente difficile citare alcuni episodi piuttosto che altri, poiché in tutto il disco si rincorrono e si miscelano continuamente movenze granitiche, melodie decadenti, progressioni dark e atmosfere rigonfie di un plumbeo misticismo, senza che nessuno di tali aspetti prevalga mai sugli altri. Insomma, un lavoro meravigliosamente omogeneo ed equilibrato, il quale rievoca i migliori echi di quello stile misterioso e fumoso che fa venire le lacrime agli occhi a ogni amante del doom in genere.

Pare che i Black Oath ci adagino su un tappeto di morbida e soffice disillusione, per poi trasportarci in un lento e languido viaggio tra luttuose bellezze arcane e ribollenti oceani di tumultuosa angoscia; è proprio in questa grande capacità empatica che troviamo la punta di diamante della proposta. I Nostri, album dopo album, hanno evidentemente sviluppato un metodo compositivo che coinvolge ogni aspetto mostrato nei dischi precedenti, ampliando e impreziosendo una formula sempre più personale e coinvolgente.

Behold The Abyss è semplicemente un album superlativo, una vera e propria perla oscura che si colloca facilmente all’apice di una carriera ancora relativamente breve, ma sempre più promettente e del tutto priva di sbavature. I Black Oath hanno consolidato ulteriormente il proprio diritto a pretendere un ruolo di primo piano nel panorama doom nostrano e alla luce di quanto mostrato finora non mi riesce difficile farmi venire la bavetta agli angoli della bocca pensando a cos’altro potranno riservarci in futuro, se sapranno mantenere un tale livello qualitativo. Davvero bravissimi!

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