BLACK RAINBOWS – Stellar Prophecy

 
Gruppo: Black Rainbows
Titolo: Stellar Prophecy
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Heavy Psych Sounds
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TRACKLIST

  1. Electrify
  2. Woman
  3. Golden Widow
  4. Evil Snake
  5. It's Time To Die
  6. Keep The Secret
  7. The Travel
DURATA: 43:57
 

A breve distanza da "Hawkdope", i romani Black Rainbows tornano a imporsi come una delle grandi certezze del panorama italiano, una band di cui essere orgogliosi e che negli anni si è ritagliata la sua dimensione a suon di concerti in giro per l'Europa e grazie all'ottimo lavoro svolto dal frontman Gabriele Fiori alla guida della sua etichetta Heavy Psych Sounds. Il decennio di esperienza che il trio porta sulle spalle è il terreno fertile da cui prende linfa il neonato "Stellar Prophecy", disco la cui solidità è seconda solo alla maturità compositiva a cui è giunta la formazione. I riferimenti estetici sono sempre evidenti, c'è tanto stoner novantiano (Fu Manchu, Kyuss), prepotenti incursioni nella psichedelia e atmosfere sabbathiane, senza tuttavia mai perdere la propria identità e la propria riconoscibilità.

"Stellar Prophecy" riprende la strada indicata dal predecessore, se possibile drizzando ulteriormente i tempi, come certificato dal brano di apertura "Electrify": batteria martellante, fuzz senza ritegno e tanto groove. "Woman" catapulta l'ascoltatore direttamente negli anni Settanta, fra amore libero e furgoncini Volkswagen, mentre "Golden Widow", coi suoi tempi dilatati, è l'immancabile viaggio spaziale fatto di modulazioni sonore e profondi riverberi. Anche le scelte fatte nel posizionare i brani dimostrano la crescita del gruppo: dopo l'indigestione cosmica causata dagli undici minuti di "Golden Widow", il disco torna a martellare con "Evil Snake" e la stonerissima "It's Time To Die".

Resta il tempo per un ultimo tuffo negli anni Settanta, nei fuzz e nel groove con "Keep The Secret", forse il pezzo più anonimo del disco, e per l'ultimo viaggio con (nomen omen) "The Travel", nove minuti di rock spaziale che vede emergere con evidenza i riferimenti agli Hawkwind, in cui tuttavia i Nostri non fanno comunque mancare a metà strada un'esplosione di fuzz fra i riverberi che aprono e chiudono la traccia.

La conclusione a cui si può giungere dopo l'ascolto di "Stellar Prophecy" è univoca: se cercate l'originalità assoluta, fuggite da qui, i Black Rainbows non sono cosa vostra; ma se stamattina vi siete svegliati con una gran voglia di vintage, allora avete trovato il vostro disco e la vostra band. Granitici.

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