BLACK ROAD – Black Road

 
Gruppo: Black Road
Titolo: Black Road
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Bloodrock Records
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TRACKLIST

  1. From Hell
  2. Bloody Mary
  3. Morte
  4. Morte (Coda)
  5. Red
  6. Black Rose
DURATA: 35:18
 

Una copertina di stampo un po' onirico e un po' fattone e il patrocinio della nostrana Bloodrock Records sono elementi già più che sufficienti per spingere il sottoscritto a prendere in esame un disco. Un criterio di scelta di cui raramente mi sono dovuto pentire e che anche questa volta ha portato i suoi buoni frutti, poiché l'eponimo debutto in studio dei Black Road (da Chicago) è un prodotto del quale sarebbe davvero complesso parlare in qualsivoglia maniera che non sia estremamente positiva.

Un corposo giro di basso con un retrogusto un po' noir e l'iniziale "From Hell" si evolve presto in un languido, avvolgente e fumoso trip che non lascia alcun dubbio in merito alla categoria musicale entro cui incasellare il quartetto statunitense. Lo scheletro della proposta è un Rock dai risvolti psichedelici, avvolto da una tunica Doom colorata con tinte Stoner; una proposta che parla lo stesso linguaggio elaborato quasi mezzo secolo fa dagli imprescindibili Black Sabbath e poi tenuto vivo negli anni da gente come Witchcraft, Uncle Acid And The Deadbeats, Orchid e altre centinaia di gruppi più o meno notevoli.

Detto questo, è ovvio che le coordinate sonore seguite dai Nostri siano tutt'altro che sconosciute: riff muscolari, sezioni ritmiche incalzanti e ipnotiche, movenze squisitamente Anni Settanta e divagazioni lisergiche diluite con le sinistre atmosfere horror un po' vintage che spuntano fuori negli intermezzi strumentali "Morte" e "Morte (Coda)". Sulla base di tale psicotropo tappeto sonoro si svolgono le sinuose spire dell'irresistibile voce di Suzi Uzi (che spesso ricorda l'inflessione dell'illustre collega Alia O'Brien), la quale intorpidisce i sensi e come il più letalmente fascinoso dei serpenti avvolge e stringe, fino a farci scivolare in un liquido e alienante universo di colori e suoni dal quale non potremo e non vorremo più uscire.

Se ancora non fosse chiaro, voglio rimarcarlo ancora una volta: se siete alla ricerca di innovazione o di prodotti pionieristici, passate oltre perché i Black Road non inventano assolutamente nulla. Nonostante ciò, è evidente che il quartetto sappia maneggiare la materia musicale, creando un impianto sonoro che — per quanto inevitabilmente derivativo — risulta estremamente efficace, solido, sapientemente intrecciato, passionale, coinvolgente e ottimamente bilanciato, in modo che il risultato sia del tutto omogeneo. "Black Road" è un disco bellissimo, suonato da appassionati per appassionati e, se vi ritenete tali, temo che sarebbe un grave errore non soffermarvi ad ascoltarlo.

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