BLACK SABBATH – Paranoid

BLACK SABBATH – Paranoid

Gruppo:Black Sabbath
Titolo:Paranoid
Anno:1970
Provenienza:Inghilterra
Etichetta:Warner Bros.
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TRACKLIST

  1. War Pigs / Luke’s Wall
  2. Paranoid
  3. Planet Caravan
  4. Iron Man
  5. Electric Funeral
  6. Hand Of Doom
  7. Rat Salad
  8. Jack The Stripper / Fairies Wear Boots
DURATA:42:00

Scrivere o parlare di metal in tutte le sue forme e non citare i Black Sabbath è impresa praticamente impossibile, poiché sono stati i pionieri, o per meglio dire coloro che hanno posto le basi del suono heavy. Hanno trascinato e coinvolto con le loro scelte quelle nuove leve che poi avrebbero creato varie diramazioni, ma con un marchio ormai impresso indelebile e inconfondibile. Che si suoni classic, doom, thrash, black o altro poco importa, si paga sempre un tributo doveroso a chi a questo modo di intendere e costruire la musica ha dato i natali; certamente non sono stati gli unici, ma probabilmente i più importanti.

I Britannici nascono alla fine dei Sessanta, quando ancora i Deep Purple erano in fase di assestamento post-Beatles (ricorderete sicuramente album come Shades Of Deep Purple, The Book Of Taliesyn e Deep Purple), i Led Zeppelin erano portatori sani di blues, la corrente psichedelico-alternativa vedeva emergere definitivamente la follia acida dei Pink Floyd di Ummagumma e l’intimismo classico e variegato dei Jethro Tull del carismatico Ian Anderson; in pratica un’epoca d’oro per la musica. In questo ribollente calderone artistico Ozzy e soci rappresentavano la forma d’arte diversa e che non ti attendi. Il debutto eponimo aveva già fatto chiaramente intravedere una band che possedeva un modo di porsi più oscuro e un look decisamente meno allegro rispetto a quel che girava in tal periodo, tuttavia è con Paranoid che viene lanciata nell’Olimpo, quella che per loro diverrà fissa dimora.

Quelle composizioni così poco ruffiane, dure, dai toni spesso grevi, unite alla voce sgraziata di Ozzy, hanno avuto un impatto devastante sull’ascoltatore. Una vera e propria dose di adrenalina che andava lentamente crescendo sino a saturare ed esplodere. Il disco in questione è ciò che va definito un must, un riconoscimento a una pietra miliare inamovibile: otto tracce che non danno possibilità di replica negativa e che si possono esclusivamente ascoltare e adorare sino all’ultima nota. Si è detto spesso che i Sabbath non sapessero suonare, quarant’anni e più di onorata carriera — costellata di alti e bassi, ma che ha prodotto gemme di infinito splendore — stanno lì per smentire questa vana accusa mossa nei loro confronti.

“War Pigs” è figlia degli anni in cui fu scritta, così psicotica da trip e contestualizzata nel pacifismo propagandistico del periodo; “Paranoid” talmente orecchiabile da diventare una canzone che chiunque di noi penso abbia almeno una volta canticchiato nella vita. E chi non ha mai ascoltato l’onirica “Planet Caravan”, l’elegante compagnia che anticipa il viaggio heavy-doom svelatoci in “Iron Man”? “Electric Funeral” è l’episodio colmo di instabilità e delirio, “Hand Of Doom” il primo vero brano che fornirà linfa vitale allo stile che avrebbe poi partorito realtà del calibro di Candlemass, Count Raven e la fiorente scena stoner; che cosa suonerebbero questi signori se i Sabbath non ci fossero stati? Polka? L’unico pezzo che rimane leggermente incollato agli stilemi più classici del periodo 60′-70′ è “Rat Salad”, antecedente alla conclusiva “Jack The Stripper / Fairies Wear Boots”, chiaramente dedicata all’uso sfrenato di droghe allucinogene fatto dalla band.

Ci sono opere su cui indubbiamente il termine epocale calza a pennello, Paranoid è in maniera cristallina una di queste. Chiunque non lo conoscesse si percuota per un simile reato e vada subito a riparare a tale scellerata mancanza.

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