BLACKHORNED – Dark Season

 
Gruppo: Blackhorned
Titolo:  Dark Season
Anno: 2010
Provenienza:   Danimarca
Etichetta: Undercover Records
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TRACKLIST

  1. Conviction
  2. Dark Season
  3. The Edge Of Nothingness
  4. Behind The Shadow
  5. Witch Fever
  6. At The Hours Of Dying
  7. Where Open Wounds Breathe
  8. In Thy Name
  9. The Burning
  10. The Laughing Face Of Madness
DURATA: 47:23
 

La Danimarca é sempre stata un punto piuttosto vuoto sulla carta del metal. Siate onesti: su due piedi quanti gruppi sareste in grado di citare? Spontaneamente, penso solo ai mitici Artillery e al King. Qualcuno fra voi m’insulterà virtualmente per avere dimenticato qualche formazione ultra-super-underground da conoscere assolutamente. Chiedo venia.

Dove passa il confine fra thrash e black metal? La domanda é difficile da rispondere. Alcuni definiscono gruppi che trattano temi riguardanti Satana e l'Inferno come black-thrash, altri fanno più caso alle note suonate. Il sottoscritto appartiene a quest'ultima categoria. Se gli Exodus componendo "Pleasures Of The Flesh" avessero scritto testi dedicati a Satana e a Lucifero, sarebbero stati allora da definire black? Credo che la maggioranza di voi risponda di no.

Il progetto Blackhorned, attivo dal 2001, é la creatura di Atziluth che si occupa di tutti gli strumenti e dei testi. I soggetti di questi ultimi sono tipici per i generi colorati di nero ma mostrano un poco di esostismo toccando l'orrore. Di tutti i dischi ricevuti ultimamente e definiti come thrash nero, questo é l'unico che sembri guadagnare il marchio D.O.C. L'introduzione tratta da un film é oscura e risveglia la speranza di sentire poi note veramente oscure. Il pezzo che dà il nome al disco é una granata thrash ritoccata con un poco di tastiere di sottofondo che aggiungono una sfumatura malvagia alla pozione. Avanzando nell'ascolto, incontro alcuni passaggi molto orientati verso il thrash tradizionale che sono comunque ancora abbastanza sporchi e cupi per i miei gusti, soprattutto grazie alla voce graffiante. Più mi dedico all'ascolto di questo lavoro, più dettagli interessanti scopro. Atziluh dimostra di sapere cosa combinare con gli strumenti. Questi ultimi sono chiaramente distinguibili grazie alla buona produzione. Soprattutto il basso, spesso trascurato, si sente veramente bene, senza però irritare con un "dum dum" penetrante.

Mi piacciono particolarmente le diverse variazioni tessute nelle canzoni che mantengono desti l'ascoltatore e il suo interesse. "The Edge Of Nothingness" ha un effetto quasi ipnotico, insinuato dal ripetersi delle note ivi racchiuse e la cadenza misurata a pennello. Questo pezzo contiene all'inizio pochi riffs che ad un certo momento iniziano quasi ad annoiare, poi, sorpresa, un cambiamento di tempo repentino risveglia la voglia di scuotere la testa grazie a un passaggio ultra pesante! OK, non voglio commentare ogni pezzo. Sarà un'impressione personale ma ogni tanto credo di sentire un poco di Sudamerica salire a galla… È inutile discutere a lungo. Questa incisione migliora in maniera continua pezzo dopo pezzo.

Cito una frase tipica che uso quando scrivo: questo disco non contiene nulla di nuovo. Perfettamente vero. Vero é pure che il progetto Blackhorned ci offre una registrazione con i contro coglioni e variata. Vale davvero la pena di ascoltarla.
Torniamo alla domanda riguardante il confine fra il thrash e il black. La mia opinione é che Atziluth riesca a calibrare bene le influenze dei due generi, aggiungendo passaggi melodici e altri quasi "doomeggianti". Dategli la possibilità di esprimersi per voi. Ne vale la pena.

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