BLASTANUS – Collapse | Aristocrazia Webzine

BLASTANUS – Collapse

Informazioni
Gruppo: Blastanus
Titolo: Collapse
Anno: 2011
Provenienza: Salo, Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: MyspaceFacebook
Autore: Bosj

Tracklist
1. Tomorrow Is Better
2. Reward Failure
3. Science Of Tyranny
4. Culture Of Entitlement
5. Hammerfirst
6. Decoded
7. Evolutionary Dead End
8. Arctic Despair
9. Hegemony
10. Liberation/Salvation
11. Collapse

DURATA: 42:54

BLASTANUS - Collapse A due anni dal debutto, riecco i Blastanus, formazione finnica dedita ad un death molto veloce e dalle chitarre occasionalmente spruzzate di thrash, come il logo puntuto e molto ’80s lascia ampiamente intendere. Come in precedenza, i ragazzi preferiscono il “do it yourself” e il disco non viene dato in mano a nessuna etichetta: niente orpelli, ai cinque scandinavi basta suonare col piede ben pigiato sull’acceleratore (e sulla doppia cassa).
Si parte in quarta e già la opener “Tomorrow Is Better” ci lancia in un forsennato concatenarsi di doppio pedale, riffing non particolarmente spesso (quantomeno nella maggioranza dei casi) ma, appunto, velocissimo, linee vocali varie tra lo sporco e il vero e proprio growl e, immancabile ciliegina sulla torta, solistica ben inserita tra una strofa e l’altra, mai troppo protagonista o invadente, tuttavia neppure dimenticata o relegata al ruolo di comparsa.
Man mano che il disco avanza, le coordinate si spostano sempre più verso le soluzioni estreme, come dimostrano “Hammerfist” e ancor maggiormente “Decoded”, con le loro pesanti virate verso lidi esplicitamente brutali.
Un pezzo come “Evolutionary Dead End”, proseguendo, vede un ispessimento generale delle sei corde ed un rallentamento che torna a sfociare nel delta del death metal più grezzo e brutale, mentre “Arctic Despair”, come suggerisce il titolo, ci ricorda da dove arrivano i Blastanus, ci ricorda che in Finlandia fa freddo, e che per scaldarsi la furia musicale può essere un’ottima soluzione.
E’ ora il turno di “Hegemony”, pezzo del platter che senza ombra di dubbio più si avvicina a quanto proposto dal gruppo nel debut “Odd”; brano breve, veloce, furioso, grindcore.
Si arriva quindi alla lunga titletrack, quasi sette minuti dal lento carburaggio, dove (finalmente) sentiamo un po’ del sassofono di Jussi Huurteinen, membro a tutti gli effetti della band, ma decisamente in secondo piano rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare leggendo la biografia del gruppo, che sbandiera interventi innovativi di sax all’interno delle proprie composizioni. La traccia, nella sua inusualità, si presenta come l’esperimento più riuscito del lavoro (anche perchè è l’unico); maggiori azzardi in questo senso avrebbero posto sotto una luce diversa le potenzialità del gruppo, decisamente inespresse e sacrificate in favore di strade già battute e ribattute, che solo in questo brano lasciano intravedere qualcosa di diverso.
Concluso l’ascolto di questo “Collapse”, non lo si può che definire un parto discreto e piacevole, seppure ben lungi dall’essere innovativo o anche solo particolarmente ispirato. Un disco di genere ben confezionato e suonato con la giusta passione e notevole concretezza. Una qualche variazione sul tema, avendo a disposizione uno strumento così poco comune nel metal non progressivo, avrebbe riscosso successo.