BLOCK! ANTONIUS BLOCK! – Tyranny Of Small Decisions

 
Gruppo: Block! Antonius Block!
Titolo:  Tyranny Of Small Decisions
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Frohike
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TRACKLIST

  1. Economy Class Consciousness

  2. Business Class Fall

  3. Death Of A Post Modernist

  4. Open Fields

  5. Eden Gardens RD

  6. Metaphysics Of Action Illustrated

DURATA: 43:27
 

Sbeffeggiando tutti, anche la morte, i Block! Antonius Block!, rendono noto il loro primo lavoro, "Tyranny Of Small Decisions", attraverso l'attentissima Frohike, famigerata (non smetterò mai di dirlo). Come sbeffeggiano la morte, chiedete? Portandosi al di là di essa in una sfida senza quartiere.

Essere richiamati sotto la parola post è molto frequente in questi nostri giorni, in ambito musicale ancor più notevolmente. Così potremmo facilmente definire post rock, post psichedelico, post punk, post hc questo lavoro dei Block! Antonius Block! (ed invece non lo faremo). Loro ne sono coscienti e cercano di sferrare lo scacco alla nostra facile definizione: con la profonda coscienza della loro posizione socio-storica e l'ironia i nostri ci sbeffeggiano annunciandoci la morte del post-moderno, estendibile al post in generale. Questo progetto ha il merito di riportare l'attenzione oltre il concetto di posteriore: i Block! Antonius Block! sono il nostro presente. Non il futuro di un passato. Ed è questa la vera vittoria del loro "Tyranny Of Small Decisions".

L'album è ben suonato ed ispirato. La strumentazione è usata in modo accurato e a tratti raggiunge momenti emotivamente stimolanti. Alcune riserve rimangono su una produzione precisa ma che non ho trovato sempre opportuna, troppo invadente nella sua schematicità. Altre riserve ancora sono emerse per quanto riguarda la voce: si sente che il gruppo è sostanzialmente strumentale e l'inserto del cantato diventa poco rilevante e poco rilevato. Invece interessante l'inserto di campionamenti di Noam Chomsky, Michel Focault e Bill Hicks, su tematiche prevalentemente socio-economiche. Presumo questa linea sarà sfruttata ancora in futuro, me lo auguro, in quanto mi sembra uno spunto innovativo (ha di sicuro i suoi precedenti: mi riferisco ad un certo impegno sociale, e politico, di alcuni ambienti musicali degli anni '60, '70. Il riferimento esclude comunque tutto il contesto sociale e la carica politica di quegli anni, ma include l'atteggiamento critico e la tensione verso l'esterno. E', in sostanza, una questione di forma, non di contenuto).

Un lavoro non perfetto, ma che mostra la forza di una realtà che non vuole essere la fine di un passato. Vuole essere un presente, sbeffeggiando tutti noi ed il nostro modo di vedere questo presente. Sbeffeggiandoci in quanto morte e morti, vincendo una partita a scacchi che sembra persa in partenza.

 

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