BLOOD CEREMONY – The Eldritch Dark

 
Gruppo: Blood Ceremony
Titolo: The Eldritch Dark
Anno: 2013
Provenienza: Canada
Etichetta: Rise Above Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Witchwood
  2. Goodbye Gemini
  3. Lord Summerisle
  4. Ballad Of The Weird Sisters
  5. The Eldritch Dark
  6. Drawing Down The Moon
  7. Faunus
  8. The Magician
DURATA: 40:52
 

"The Eldritch Dark", traducibile dall'inglese antico con "La Tenebra Soprannaturale", è il titolo del terzo album della formazione occult rock Blood Ceremony, e già la scelta di un termine anglosassone in disuso per titolare il disco, «eldritch» appunto, la dice lunga sulle suggestioni di cui vive la musica del gruppo. Il fascino per l'antico e l'esoterismo europeo, che ha sempre contraddistinto la poetica della formazione ed è stato sinora reso palese soprattutto dal suono rurale e pagano del flauto suonato dalla cantante Alia O'Brien, trova infatti su questo album vie ancor più marcate per manifestarsi, grazie alla presenza di due brani di puro folk rock, "Lord Summerisle" e "Ballad Of The Weird Sisters". Il primo è una sommessa ballata per basso elettrico, chitarra acustica, flauto e organo ispirata alla pellicola cult "The Wicker Man", scritta ed intonata dalla voce calda del bassista Lucas Gadke e splendidamente velata dalle armonie vocali di Alia. Il secondo, murder ballad a base di magia e omicidio, è segnato dalle venature di un violino indiavolato proprio come ai tempi dei Fairport Convention e degli Steeleye Span.

È quindi il carattere folk che già chiaroscurava i due lavori pubblicati precedentemente a prendere ora il sopravvento sul raffinato acid doom rock del gruppo e a conferire un deciso tono sinistro e atavico alle composizioni di "The Eldritch Dark", una propensione folk profondamente debitrice delle storie e dei suoni popolari della vecchia Inghilterra che, è bene ricordarlo, hanno poco a che spartire con le atmosfere festaiole spesso attribuite al termine «folk», e mettono piuttosto in scena omicidi irrisolti, amori sinistri e memorie pre-cristiane. Le lunghe fronde scure di questi due brani, posti al centro del disco, si allungano dunque sulle restanti canzoni e lì, tra radure ombrose e arcate gotiche, inebriati dai fumi psichedelici del classico arcigno doom rock dei Blood Ceremony, inizia il vero Sabba. Bimbi, streghe e capri si radunano al cerimoniale notturno di riff sabbathiani su "Witchwood", visioni distorte della vagheggiata Era dell'Acquario di stampo hippie invadono il singolo "Goodbye Gemini", melodicamente malizioso, e il doom più classico e profano torna a possedere la chitarra in "The Eldritch Dark", affine al suono primigenio dei Pentagram, e "The Magician", dove rientra in scena, dopo aver già visitato i Blood Ceremony sul precedente disco "Living With The Ancients", Oliver Haddo, stregone caricaturale protagonista del romanzo di William Somerset Maugham che porta lo stesso titolo della canzone.

In mezzo a questo baccanale di fauni, chitarre wah-wah e organi psichedelici, è doveroso notare come, nel tempo, la scrittura del gruppo si sia fatta più fine e concisa, capace di donare finalmente un carattere ben definito ad ogni singolo pezzo, in grado ora di funzionare da solo oltre che nell'economia del disco. Di questa maturità si giova pure il suono della band, che è diventato più nitido e ben amalgamato, mentre la voce poco appariscente della O'Brien, che non può contare sulle inflessioni soul di Jessica dei Jex Thoth o sulle robuste venature blues dell'ottima Jess dei Jess And The Ancient Ones, ha acquisito un perentorio registro teatrale che ben si addice alle sue movenze spiritate sul palco e all'impronta letteraria del gruppo. Risulta un po' piccino nei suoi quaranta minuti "The Eldritch Dark", ma è nella ricchezza di contenuti che ancora una volta i Blood Ceremony si rivelano maestri nell'evocare atmosfere macabre e pagane, confezionando un disco che dispiega sfacciatamente misticismo sonoro e lirico anni Settanta senza risultare derivativo. In questo album, e pure lungo tutta la discografia, i Blood Ceremony riescono a suonare talmente vittoriani che paiono sbucare da una grafica di Aubrey Beardsley, ed è facile dimenticare le loro origini americane, Ontario per la precisione. Bizzarri, davvero «eldritch» questi Canadesi!

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