BLOOD CULT – We Are The Cult Of The Plains

BLOOD CULT – We Are The Cult Of The Plains

Informazioni
Gruppo: Blood Cult
Anno: 2010
Etichetta: Moribund Cult
Autore: Mourning

Tracklist:
1. My Forest Home
2. Devil’s Sabbath
3. Ludi Ceriales
4. Cult Of The Plains
5. Seeds
6. Serpent
7. Illinoisan Altar
8. We Came Back
9. Necromance
10. Never Said Goodbye

DURATA: 51:44

BLOOD CULT - We Are The Cult Of The Plains La formazione americana seppur attiva da una quindicina d’anni arriva solo adesso a pubblicare il secondo album e lo fa per Moribund Cult.
Intitolato “We Are The Cult Of Plains”, scrivendo di una band che suona black metal dovremmo aspettarci almeno un sound che si possa definire tale, invece: NO!
Se odiate quella che è l’involuzione dei Darkthrone che ritornano agli albori dell’essenza metal miscelando speed/heavy e passaggi punk, i Blood Cult fanno anche di peggio agli occhi stereotipati dei puristi a cui andrebbe bene la duemillesima clonazione di un “Transilvanian Hunger” o “Pure Holocaust”, signori miei c’è davvero musica che non è true (peccato che poi c’è gente che non conosca i generi da cui derivano le influenze di certi dischi e un ripassino di storia di ciò che credono di conoscere e ascoltare andrebbe fatto).
Decidono di giocarsela in territorio casalingo intingendo le basi di rock, southern, space, psichedelic tanto che citare gente come Molly Hatchet o Grateful Dead non è poi così folle inseriti nel calderone che ribolle carico d’idee.
Sì, ogni tanto accelerano con la batteria, vi sono uno/due pezzi riconducibili più al filone classico come l’opener “My Forest Home” ma il tempo che vi rimarrà d’ascoltare avrà poco a che fare con il canonico o con l’estremo in genere.
Vi sono traversate folk in “Seeds”, trovate rockabilly in “Serpent” e “Never Say Goodbye” sfiorando la citazione surf/country in “Illinoisan Altar”, va bene variegarsi, forse si è un po’ esagerato con la carne al fuoco anche se il divertimento non manca.
Buona la prestazione strumentale che vede nella semplicità apparente dei brani uno dei punti di forza insieme alla prova vocale grattata che si accosta piacevolmente al riffing e una batteria che in certi pattern ha dei rimandi tribali accentuati.
La produzione low-fi è stata scelta precisa, la vocazione underground a cui la band è fedele non è di certo maligna.
I singoli strumenti godono di ampi spazi anche se il volume del master irrisorio filtra il tutto non facendolo esplodere, chissà quanto avrebbe guadagnato nel complessivo con scelte diverse in tale ambito.
Personalmente non credo che in molti daranno una chance a “We Are The Cult Of Plains”, non per la mancanza di pezzi ma per l’ottusità oltranzista che spesso ci lega a stilemi precisi anche se proprio il black è quello che ha i confini meno definiti e cangianti per natura.
Sono talmente avanti da aver guardato troppo indietro? Se penso alle critiche che piovono sulla formazione di Fenriz e Nocturno odiernamente, probabilmente sì.
Non sarà “black metal” per molti, per come lo conoscono e considerano attaccati a una visione old school che tanto old school poi non è.
Un ascolto per avere la possibilità di capire cosa i Blood Cult vi offrono, fossi in voi lo darei, chissà magari potranno inaspettatamente colpirvi.

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