BLOODSHED – The Hunger And The Agony

BLOODSHED – The Hunger And The Agony

 
Gruppo: Bloodshed
Titolo: The Hunger And The Agony
Anno: 2014
Provenienza: Russia
Etichetta: Satanath Records / Wings Of Destruction Prods
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TRACKLIST

  1. Into Torture Chamber
  2. Blessed Possession
  3. Ritual Butchery
  4. The Hunger And The Agony
  5. Unmarked Graves
  6. The Roadside Slaughterhouse
  7. Let The Blood Flows
  8. Let The Blood Flows [versione sinfonica]
DURATA: 35:01
 

Ennesima scorribanda russa per noialtri Aristocratici: i Bloodshed di cui vi si racconta oggi sono un impavido quartetto debuttante di Krasnoturyinsk, cittadina di sessantamila anime ai confini occidentali della Siberia. Come dire, con rispetto parlando, una band che arriva letteralmente dal cazzo di nulla.

Mi permetto di imputare proprio a questo estremo isolamento geografico tanto il principale limite quanto il principale alibi della formazione. L'alibi: perché arrivando da Krasnoturyinsk non ci si può aspettare certo la più recente delle avanguardie, e infatti la band suona un death metal quantomai abusato, con le solite venature thrash e groove. Il limite: perché "The Hunger And The Agony" non è un bel disco, è un album banale e fortemente condizionato da un approccio pedissequo e debitore della scena "moderna" (stile Decapitated post-disastro, ma senza la classe e la perizia di questi, tanto per capirci), che in realtà si risolve in un piatto scopiazzare "cose" senza dare l'impressione di comprendere appieno il messaggio di un genere ormai tanto canonico e conosciuto come il death metal.

Un generico mid-tempo pervade questa mezzoretta abbondante senza mai davvero scalfire la curiosità e l'interesse dell'ascoltatore, segregando "The Hunger And The Agony" a quella purtroppo vasta cerchia di prodotti magari anche ben prodotti (perché il disco suona assolutamente professionale, è indubbio), ma del tutto poveri di idee e personalità. La prova strumentale dei quattro ragazzi è più che onesta, ma prima di dare alle stampe un disco che sia di reale interesse, anche solo per gli appassionati, la sensazione è che sia necessario confrontarsi maggiormente con il resto della cosiddetta "scena", soprattutto internazionale. La situazione attuale è quella di una formazione alle prese con un death moderno, privo di mordente e poco sviluppato. Ne sono fulgido esempio i testi dei brani, scritti in un inglese stentato da parte di un esterno e straripanti di cliché non solo e non tanto tematici, ché zombie e violenze varie ormai ci piacciono, quanto proprio espressivi (The chamber of the agony is filled by a rotted smell / In this place your life turns into living hell è solo un esempio dei luoghi comuni di cui il libretto si fregia).

Purtroppo la Grande Madre Russia non ha mai brillato particolarmente in ambito death metal, e i Bloodshed ne sono solo l'ulteriore conferma.

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