BLOODY SIGN – Chaos Echoes

 
Gruppo: Bloody Sign
Titolo: Chaos Echoes
Anno: 2010
Provenienza: Francia
Etichetta: Blood Harvest
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST

  1. Intro
  2. Chord Temple
  3. Down To Hell
  4. For The Unknown
  5. Voice From The Depths
  6. The Call
  7. Primordial Sound
  8. Symphony Of Bones
  9. Words Of Death
  10. Khordê's Funerals
  11. Tongues Of Shadows
  12. Outro
DURATA: 46:45
 

I Bloody Sign non sono di sicuro novellini della scena estrema, hanno un passato nel roster di una etichetta seria come la Ibex Moon e sono poi entrati a far parte di quello dell'altrettanto valida Blood Harvest, confermando che l'alto valore della loro proposta ha sin qui fatto differenza. L'ultimo gioiello partorito in casa francese è "Chaos Echoes", titolo quantomeno indovinato per gli oltre quarantacinque minuti di death metal che vengono donati all'ascoltatore, che non si muovono su un filone prettamente standard, pur non rinnegando mai quell'attitudine vecchia scuola che li caratterizza.

Le venature black che s'intersecano riconoscibilmente nei brani e la dinamicità espressa da un lavoro che inanella fraseggi tendenti al jazz e parti di richiamo doom, senza perdere di vista la natura death dei pezzi, combinati con la prova importante per efficacia e varietà di un batterista fuori norma, fanno sì che l'unico pensiero che vi passerà per testa sarà di rimettere il disco da capo; merito di "Chord Temple", "The Call" e "Words Of Death".

"Chaos Echoes" colpisce duro, fra dissonanze, pestati e un incedere saltellante fra le influenze molteplici che riscontrerete. Quest'ultimo punto non è l'anello debole della catena, come avviene del resto il più delle volte, anzi si rivela essere invece la fonte dalla quale trae gran parte della propria forza distruttiva.

I tre episodi strumentali posti in scaletta non spezzano l'equilibrio emotivo scuro che l'album propone, al contrario vengono utilizzati come tracce preparatorie per le canzoni che prenderanno vita in seguito; una mossa ben studiata e che infonde una dose di psichedelia greve aggiuntiva al già colmo calderone d'idee.

L'album dimostra di essere un lavoro intrigante, che pur volendo guardare indietro è dotato di un avanguardismo prorompente e dissacrante, che non si pone a ostacolo della funzione cotica che n'è il cuore pulsante. Che amiate il death metal della vecchia guardia o siano le ultime generazioni a infogarvi, fate girare i Bloody Sign e il loro "Chaos Echoes" nel vostro stereo. Non fatevi troppe domande, la risposta unica vi verrà data dalle note emesse.

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