BLOODY WOODS – Romanzen

BLOODY WOODS – Romanzen

 
Gruppo: Bloody Woods
Titolo: Romanzen
Anno: 2015
Provenienza: Cina
Etichetta: 中国国际广播音像出版社
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Im Tollen Wahn
  3. Love Story
  4. Der Wunde Ritter
  5. Blasses Angesicht
  6. Maliry
  7. It Won't Stop
  8. You Can Smile
  9. Doch Sie, Dich Mich Am Meisten
  10. Wanderers Nachtlied
  11. Sonnet 39
  12. Berg Und Burgen
  13. Down By The Lake 
DURATA: 1:04:55
 

Quando gli Empyrium citarono simbolicamente Goethe, all'interno del loro debutto discografico ufficiale nel 1996, la cosa non arrivò come una sorpresa, visto il background culturale e sonoro di Stock e Bach. Il discorso si fa oggi ancora più interessante quando — a distanza di alcuni anni — un bagaglio simile arriva al centro della produzione di un gruppo neofolk originario della Cina meridionale.

I Bloody Woods (che molto raramente usano il loro nome cinese 血森林) si formarono a metà anni '00 come una sorta di costola del progetto neofolk cinese Bai Shui 白水 (Acqua Bianca), prendendo le mosse principalmente dalle idee del chitarrista Gu Dao e della cantante Anna. Il loro primo album "Colour" del 2009 fu un coraggioso esperimento nella scena musicale cinese dell'epoca, quasi completamente estranea a questo tipo di sonorità. In quel disco fu possibile ascoltare composizioni molto competenti, soprattutto nell'area del neofolk dalle tinte atmosferiche, a tratti vicino a grandi nomi come gli Ataraxia, ma già con personalità.

Da allora i Bloody Woods abbracciarono questo stile con ancora più vigore e iniziarono a esplorare gli scritti di Goethe, Heine e il romanticismo tedesco (in particolare attraverso gli studi in letterature straniere di Anna): il progetto aveva ormai preso una direzione chiara. Io li scoprii in occasione del Midi Festival 2013 e da quel momento mi ero sempre chiesto cosa stesse bollendo in pentola. Finalmente è arrivato l'annuncio del loro tour cinese per l'uscita del nuovo album "Romanzen", inutile dire che la mia presenza alla data di Shanghai è stata d'obbligo, però ora parliamo del disco.

La copertina e la veste grafica in generale ci trasportano subito nel mondo contenuto in questo lavoro: due scheletri, le cui membra si trasformano in rami e radici, si guardano e si cercano su sfondo completamente nero (simpatica anche l'idea di includere un segnalibro nel pacchetto). Heinrich Heine è il protagonista lirico principale degli oltre sessanta minuti che costituiscono questo lavoro, molti dei suoi componimenti sono infatti stati rivisti e messi in musica da Anna (come "Im Tollen Wahn" e "Der Wunde Ritter"). Il tedesco è qui ormai diventato la lingua principale, a parte qualche parte in inglese (tra cui "Sonnet 39", tratto dall'omonima poesia di Shakespeare), e il debito concettuale con gli Empyrium e con la poesia tedesca si salda in "Wanderers Nachtlied", la stessa opera di Goethe che il duo francone scelse per il suo primo album ormai quasi venti anni fa.

Non c'è alcuna traccia di metal in questo album, ma un enorme passione per il neofolk europeo (e principalmente tedesco). Chitarre acustiche, flauti, tastiere, non mancano momenti da ballo con ritmi decisamente più sostenuti ("Maliry"). Ottimo il lavoro di tutti i musicisti, coinvolti in un progetto dal respiro nettamente corale e che mette in evidenza i diversi componenti a seconda delle richieste del pezzo.

I Bloody Woods sono anche senza dubbio in grado di tenere il palco e probabilmente dovranno solo lavorare di più sull'alternanza delle tracce in futuro. Sarà interessante vedere se questa fermata nel mondo del neofolk tedesco sarà soltanto un episodio all'interno di un'ulteriore evoluzione, oppure la grande familiarità con queste coordinate resterà il loro marchio di fabbrica all'interno della scena cinese (nella quale sono decisamente un unicum).

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