La bella sorpresa dalla vicina Slovenia chiamata Blu.Sine

BLU.SINE – 10

Gruppo:Blu.Sine
Titolo:10
Anno:2019
Provenienza:Slovenia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Le Besedi Sva
  2. Neizrečeno
  3. Oktober
  4. Daleč Grem
  5. Tiha
  6. Mir
  7. Dež
  8. Igra
  9. Fazni Prehodi
  10. Na Površje
DURATA:41:59

È una piacevole coincidenza quella che mi porta a trattare gli sloveni Blu.Sine, formazione lubianese che con 10 (da intendersi come uno-zero, ovvero 2 in codice binario) pubblica il suo secondo lavoro a cinque anni dall’album di debutto. Conosciuti per puro caso prima della recente esibizione di Emma Ruth Rundle, mi è sembrato opportuno accogliere la richiesta di recensione piombata in mail pochi giorni dopo. Guidati dalla voce di Urška Bajec, che acquista indubbiamente espressività grazie al cantato in sloveno, i cinque ragazzi propongono un interessante mix di alternative e trip-hop che cattura l’attenzione grazie a sonorità e arrangiamenti decisamente funzionanti.

Gli elementi distintivi già presenti su Can You Hear In Color? sono ancora presenti: l’impressione è quella di trovarsi in locali fumosi, dove vanno in scena tetri spettacoli di cabaret in un’atmosfera conturbante e decadente, in linea con l’artwork del lavoro. Rispetto a cinque anni fa, tuttavia, 10 assume una forma molto più coesa in cui l’elettronica e i campionamenti vengono inquadrati all’interno di composizioni ben ragionate e non dispersive. Echi di Tom Waits, Nick Cave e affini sono ben presenti sotto forma di una malinconia diffusa che percorre il disco da cima a fondo, donandogli un carattere intimo e autunnale; allo stesso tempo, solide fondamenta date da tastiere e altri strumenti meno convenzionali (come il theremin) conferiscono un feeling moderno, easy listening ma non troppo. Diversi i pezzi degni di menzione, dal poetico “Neizrečeno” (non detto) al cupo “Oktober”, dal bel singolo Dež” (pioggia) fino al conclusivo ed evocativo “Na Površje” (in superficie), perfetta chiusura di un disco che scorre bene, senza intoppi né particolari cali di qualità.

Nonostante la mia conoscenza dello sloveno si limiti a poche parole e frasi, l’impressione è che i testi cantati dal timbro morbido di Urška siano meritevoli di attenzione: seppur con una frazione del fascino rispetto ai suoni in lingua originale, una veloce traduzione mette a nudo versi delicati e personali, intrisi di sofferenza, ricordi e rimpianti, ma anche di accettazione e velate speranze. Forse le linee vocali potrebbero azzardare qualcosa in più in certi punti, ma in fin dei conti si adattano benissimo al mood del disco.

Considerando il suo status di autoproduzione, così come il fatto che la band stessa si è occupata di tutto (dalla registrazione alla parte visuale), il secondo lavoro dei Blu.Sine acquista ancora più valore: 10 è un disco decisamente riuscito, al livello di opere con un’etichetta e risorse alle spalle. Un ottimo modo per prendervi una pausa dal metallo, passando dal solito nero a una più delicata tinta seppia.

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