BLUENECK – Epilogue

BLUENECK – Epilogue

Informazioni
Gruppo: Blueneck
Titolo: Epilogue
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/BlueneckUK
Autore: Mourning

Tracklist
1. Apogee
2. Carina
3. (eta carinae)
4. Colonization: Incident 1
5. Colonization: Incident 2
6. Symbiosis Part 1
7. Symbiosis Part 2
8. Suppression

DURATA: 30:32

I Blueneck sono una formazione che sa come navigare nel mondo post, le tre uscite ufficiali (il debut autoprodotto “Scars Of The Midwest” e gli album per Denovali “The Fallen Host” e “Repetitions”) ci hanno consegnato una band capace di esplorare i meandri della melanconia in maniera viscerale. Eletti fra i tanti proprio per la capacità di affondarvi dentro e non farsi dominare da essa, la loro musica ha rappresentato quello strato emotivo riuscendo a far sì che agitazione e calma apparente legassero come pochi son riusciti a fare sinora.
Chi sono oggi i Blueneck? Bella domanda. Sono ancora una band sotto Denovali, sono ancora quei ragazzi di Bristol brillantemente abili nel dipingere le pareti dell’animo di un “blue” intenso, stavolta però la via intrapresa per arrivare a quel risultato è diversa.
Il quarto capitolo intitolato “Epilogue” è in tutto e per tutto una colonna sonora, che sia un film, la vostra vita o un viaggio in macchina poco importa, le dimensioni note vengono annullate, la bocca di Duncan Attwood rimane cucita, è solo la musica a proferire parola.
Che il cantante abbia avuto voce in capitolo e forte credo lo si possa dire con tranquillità, l’aver avuto la possibilità di lavorare in qualità di solista alla colonna sonora di un film indipendente ha sicuramente messo in moto gli ingranaggi e l’innegabile predisposizione dei britannici alla creazione di soundscapes affascinanti sia nei tratti minimali che nelle sequenze lievemente più accese e tumultuose ha fatto sì che l’idea venisse tramutata in un disco di otto tracce che espressamente vi chiede di azzerare il mondo intorno a voi.
Una volta inserito nel lettore provate a chiudere gli occhi e a farvi guidare dalle melodie, spesso tenui e ossequiosamente intrise di quel grigio perla che fa della melanconia un sentimento non per forza negativo. È una carezza che rimane a metà, della quale si attende lo scivolare conclusivo sul volto, la visione di un tramonto in riva al mare in un giornata di novembre, fredda eppure così incantevole da non riuscire a distogliere lo sguardo da quell’immagine che si sta componendo. “Epilogue” continua e continua a proporsi in sembianze perennemente difformi, il rock qui è esclusivamente un orpello al servizio di una catena di eventi atmosferici che ne utilizza gli strumenti per alimentarsi, e quando non ne sente il bisogno li priva della vita in attesa di una resurrezione che scaturisca in un respiro nuovo e motivante. Non è un’ombra che agguanta e ammanta, vi è l’esistenza di una luce, seppur fioca, che illumina e rasserena.
I trenta minuti di questa “soundtrack” potrei descriverveli come una via di mezzo fra la dark-ambient e la forma sentimentale che porta il marchio Mono, potrebbero essere apprezzati da un fan di Burzum quanto da uno che segue i Tangerine Dream. Direte voi perché? È musica distante anni luce, cos’hanno in comune questi artisti con i Blueneck? Dobbiamo tenere in conto che l’arte nelle sue forme più disparate, anche all’interno di un preciso insieme come quello denominato “Musica”, ha di per sé una qualità stupenda, non così comune, e fondamentale per chi vuole eccellere: il saper comunicare, è quella che fa la differenza.
Il comunicare ciò che si è attraversato in questo caso, in ogni singola emissione sonora che si produce, sotto questo punto di vista i signori citati erano, sono e rimarranno dei maestri, amati o odiati che siano; a essi personalmente mi piacerebbe poter aggiungere questi ragazzi. Se il livello delle prove a venire, strumentali o meno, rimanesse tale, il condizionale non sarebbe più un obbligo, bravi.

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