Blut Aus Nord - Disharmonium - Undreamable Abysses | Aristocrazia Webzine

BLUT AUS NORD – Disharmonium – Undreamable Abysses

Gruppo: Blut Aus Nord
Titolo: Disharmonium – Undreamable Abysses
Anno: 2022
Provenienza: Francia
Etichetta: Debemur Morti Productions
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TRACKLIST

  1. Chants Of The Deep Ones
  2. Tales Of The Old Dreamer
  3. Into The Woods
  4. Neptune’s Eye
  5. That Cannot Be Dreamed
  6. Keziah Mason
  7. The Apotheosis Of The Unnamable
DURATA: 46:14

La potenza della musica è la sua capacità impareggiabile di comunicare con l’ascoltatore a un livello non solo esplicito ma anche, e soprattutto, subliminale. L’intensità e la qualità delle sensazioni che la musica ben fatta riesce a trasmettere sono assai difficilmente pareggiabili dalle altre arti. Ad esempio, l’orrore trasmesso dai Blut Aus Nord con Disharmonium – Undreamable Abysses è estremamente raro da trovare nel cinema, nel videogame o in altri media. Un’opera che gli si affianca degnamente è di sicuro quella letteraria di H.P. Lovecraft, da cui Vindsval e compagni traggono apertamente ispirazione per questo album.

La formula del nuovo disco della band è al tempo stesso già nota e nuova. Lo scheletro di Disharmonium è in molti elementi simile a quello delle opere più metafisiche dei Blut Aus Nord, come la trilogia 777 o lo sconvolgente MoRT. Non solo, ma vi confluiscono anche le sperimentazioni ambient e industriali di The Sublime dei Yerûšelem (il progetto parallelo di Vindsval e W.D. Feld). Il tutto, poi, è fuso in una melma di distorsioni e riverberi mai così spinti ed esagerati.

Il titolo rende perfettamente l’idea della natura dei suoni che contiene. Una «cacofonia insistente e quasi insopportabile», per usare le parole di Lovecraft ne I Sogni Della Casa Stregata, che lascia l’ascoltatore con «un’impressione costante e terrificante di altri suoni, provenienti dalla soglia della percettibilità». Disharmonium è una sfida alla capacità di sopportazione del fruitore, i suoi tre quarti d’ora, infatti, si articolano attraverso riff stagnanti che rifuggono qualsiasi concezione tradizionale di riff. La stratificazione delle chitarre dipinge una tela con colori ignoti al genere umano, colori venuti dallo spazio che corrodono l’animo. Un esempio lampante dell’estetica di questa ennesima incarnazione dei Blut Aus Nord è l’orripilante “That Cannnot Be Dreamed”, nella quale pare di sentire la band ai tempi di Odinist che reinterpreta i Portal: non trovo quegli stessi tecnicismi indecifrabili, infatti, ma la densità sonora e l’oscena oscurità sono molto simili.

Sebbene in linea di massima Disharmonium appaia più accessibile rispetto ai dischi precedenti, ovviamente in termini estremamente relativi è comunque musica per pochi (se non pochissimi), nondimeno risulta tra le manifestazioni più terrificanti della band. Prendiamo un pezzo come “Keziah Mason”, esplicito riferimento a Lovecraft (il titolo infatti è il nome della strega del summenzionato racconto): le sei corde danno pennellate sgradevoli, sovrapponendo alle plettrate dalle linee vagamente convenzionali degli stridori informi e incomprensibili; la voce striscia all’interno del tessuto sonoro, ora con uno scream sussurrato e ora con litanie in clean (figlie dirette del già citato The Sublime), divenendo essa stessa strumento tra gli strumenti; la batteria scandisce tempi e ritmi semplici, rispetto al caos sonoro che la circonda, contribuendo però a rendere il pezzo ancor più duro da digerire.

È difficile individuare momenti salienti all’interno di questo incubo privo di coordinate riconoscibili. Disharmonium è come i sogni di Walter Gilman, l’esperienza di «cadute vorticose in abissi senza fondo illuminati da una luce fioca inspiegabilmente colorata e pervasi di suoni sconcertanti e caotici; abissi di cui Gilman non riusciva assolutamente a spiegare l’essenza, le proprietà gravitazionali e le relazioni con la sua stessa persona». Come si fa, infatti, a decifrare un turbine come “Tales Of The Old Dreamer”, che da un inizio quasi comprensibile si abbandona poi al caos più indicibile?

Non è in alcun modo sufficiente un ascolto per assimilare Disharmonium. Forse non ne bastano nemmeno decine o centinaia. L’unica cosa che resta da fare è lasciarsi ghermire da quei giganteschi tentacoli che dominano l’artwork. Diventare tutt’uno con il caos dei Blut Aus Nord, accogliere l’incubo e nutrirsi dei suoi orrori: solo così si può dare giustizia a un’opera simile.