La tragedia dei Bodyfarm nel loro album migliore

BODYFARM – Dreadlord

Gruppo:Bodyfarm
Titolo:Dreadlord
Anno:2019
Provenienza:Olanda
Etichetta:No Dust Records
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TRACKLIST

  1. Dreadlord
  2. Rites Of Damnation
  3. Manhunt
  4. Woods Of Dismay
  5. We Sailed To Death
  6. The Horseman
  7. Eternal
  8. Unholy Resurrection
  9. Angelreaper
  10. Faces Of Death
  11. Undead Warmachine
DURATA:40:37

Il nuovo album dei Bodyfarm, il quarto, che esce proprio nel decennale della fondazione della band, è un lavoro tanto bello quanto triste: probabilmente il migliore dei deathster olandesi, Dreadlord è anche l’ultimo che mai vanterà la partecipazione di Thomas Wouters, cantante, chitarrista e co-fondatore. Wouters, che è stato in tour fino allo scorso inverno, si era visto costretto ad abbandonare le attività a causa di problemi di salute non meglio specificati, ed è mancato lo scorso agosto a neanche trentadue anni dopo aver perso la lotta contro il cancro.

I lavori per l’album però sono continuati, e questo ha visto regolarmente la luce pochi giorni fa grazie a No Dust Records, mentre la band è in tour con David R Kreft, già con gli storici Soulburn (uno dei progetti di Wannes Gubbels dei Pentacle) e i più recenti Graceless. Kreft non ha però avuto alcun ruolo nella creazione di Dreadlord, che era stato scritto e registrato con Wouters ancora in formazione; si può quindi purtroppo dire che quello che i Bodyfarm hanno appena pubblicato è il testamento del loro fondatore e frontman. E che testamento.

La title track apre le danze con uno spessore, una violenza, un groove e una precisione che portano subito alla mente i migliori contributi che i Paesi Bassi abbiano mai dato al death metal: Gorefest, Sinister e gli Asphyx nella loro versione più veloce. Gorefest per primi perché è lampante come i Bodyfarm si siano sempre rifatti più alle cose groovy che non alle cose satanasse o doomy, e che insomma nella musica del quartetto c’è più di Revolt che non di Diabolical Summoning o di Last One On Earth. Tutti i pezzi di Dreadlord sono prodotti in maniera impeccabile, con suoni pieni e pulitissimi, ma le strutture sono al 100% old school: melodie azzeccate, riff granitici e anche qualche strizzatina d’occhio alla scuola melodeath svedese di metà anni ‘90 (l’assolo di “Undead Warmachine” potrebbe averlo scritto Jesper Strömblad nel 1995, e no, non sto esagerando).

La musica messa insieme dai Bodyfarm è da manuale, e scalda il cuore sapere che in un’epoca in cui il death metal gioca a diventare sempre più putrefatto e respingente c’è ancora qualcuno che dimostra come si può essere avvicinabili e semplici pur scrivendo canzoni degne di questo nome. Dreadlord non potrà che far felici tutti gli orfani della scena europea novantiana, tanto che ci sono persino l’immancabile interludio strumentale (“Eternal”), il mastering di Dan Swanö e l’illustrazione di Dan Seagrave. Riff, riff, riff e ancora riff, melodia quando serve e mazzate nelle gengive in qualsiasi altro frangente sono gli ingredienti più essenziali del genere, ma oggi è sempre più raro incrociare qualcuno che li sappia usare bene quanto questi olandesi.

Se Thomas Wouters è davvero da qualche parte, lassù o laggiù, e sta guardando, può essere fiero di ciò che ha fatto.

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