BOLERO – Voyage From Vinland

 
Gruppo: Bolero
Titolo:  Voyage From Vinland
Anno: 2011
Provenienza:  Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Voyage From Vinland
  2. Send Of the War-Summons
  3. When The Legends Die
  4. Risen Victorious
  5. Our Land, Our Sea, Our Skies
  6. Pints Held High
  7. O' Hail To The Northlander
  8. Throne Of Storms
  9. A Silence Prolonging
  10. Way To Forgotten Lands
  11. Sworn Under The Winter's Majesty / Onward We March
DURATA: 45:18
 

Una band canadese che si cimenta negli stili di matrice vichinga? L'arte del pagan, folk e viking si miscela nella proposta dei Bolero. La formazione originaria dell'Ontario sembra esser cresciuta a pane e Scandinavia, è anche vero che storicamente il territorio nord americano ha sempre avuto punti di contatto con le popolazioni provenienti da quelle lande ancor prima della scoperta riconosciuta del 1492 che condusse gli europei all'America di Colombo.

Non c'è quindi poi tanto da meravigliarsi del fatto che le influenze che da un certo punto di vista intasano "Voyage From Vinland", album di debutto del quintetto, siano ricollegabili a nomi quali Moonsorrow, Ensiferum, Turisas e Finntroll, la fortuna, almeno dal punto di vista prettamente personale, è stata quella di non trovarmi all'orecchio un disco prettamente umpa lumpa style che mi avrebbe devastato nel senso più negativo del termine.

I toni sono accessi e allegrotti, ma esulano dalle forzature ilari proposte da gruppi tipo i Korpiklaani e dagli stessi Finntroll dell'ultimo periodo, si esaltano nei momenti in cui il suono assume tensioni evocative e battagliere ("Send Of The War-Summons") o narranti ("O' Hail To The Northlander", l'uso dei cori la rende imponente), facendo trapelare sprazzi alcolici alternati all'irruenza di una scatenata corsa in mezzo alle foreste ("Pints Held High") ed esaltando il lavoro di synth ("Risen Victorius) e il racconto nella sua forma più intima ("A Silence Prolonging").  Sono queste le sfaccettature che raccontano di un lavoro che si dimena per evitare la staticità e il cadere forzatamente nel ripetere clichè ormai divenuti sin troppo dozzinali.

Risultano essere indovinate le posizioni in cui sono stati inseriti i pezzi strumentali, l'apertura affidata alla titletrack che immerge l'ascoltatore nel viaggio che si sta per intraprendere, "Our Land, Our Sea, Our Skies" collegamento intermedio fra la carica melodica fatta di raffiche di chitarra e sintetizzatori di "Risen Victorius" e l'esplosività divertita di "Pints Held High" e "Way To Forgotten Lands" che svolge il compito di preludio per la conclusiva e solenne "Sworn Under The Winter's Majesty / Onward We March", traccia che porta a termine il corso dell'opera come avvenne per il suo nascere dando spazio a sonorità acustiche.

Formalmente parlando i Bolero sembra si limitino a rispettare i canoni di questo ampio calderone stilistico, hanno però una marcia in quanto capaci di mischiare le carte in tavola facendolo con gusto e possiedono un uomo dietro il microfono, Morgan (anche bassista), che sa come fare il proprio mestiere, un cantante non poi così lontano dall'eguagliare il valore di colleghi più illustri, si veda il duo Sami Hinkka/Petri Lindroos, del resto lui da solo copre l'intero spettro vocale, sia harsh che pulito, che affidato a quei signori nei loro Ensiferum.

Se c'è una pecca o meglio una nota che non ho del tutto apprezzato in una produzione così ben curata, anche per quanto riguarda suoni e volumi, è l'avere una batteria un po' troppo morbida, nelle fasi arrembanti sembra proprio leggerina rispetto alla mole musicale che deve supportare.

Un esordio, "Voyage From Vinland", di quelli che lasciano il segno, se le band chiamate in causa in cima al testo sono fra i vostri ascolti ricorrenti i ragazzi dei Bolero entreranno nelle vostre grazie con estrema facilità, basterà davvero poco perché vi convinciate del loro valore.

 

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