BOLT THROWER – Mercenary

Gruppo:Bolt Thrower
Titolo:Mercenary
Anno:1998
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Metal Blade Records
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TRACKLIST

  1. Zeroed
  2. Laid To Waste
  3. Return From Chaos
  4. Mercenary
  5. To The Last…
  6. Powder Burns
  7. Behind Enemy Lines
  8. No Guts, No Glory
  9. Sixth Chapter
DURATA:46:39

I Bolt Thrower sono una sorta di fede, una di quelle band talmente coerenti anche nei momenti di svolta da renderti orgoglioso di essere un loro accanito seguace. Ho sempre ammirato il modo di impattare con il death metal, e nei primi anni con la matrice grind, portato avanti da Willets & Co. E nel 2002 ho aumentato il numero di loro dischi nella mia collezione con l’ingresso di “Mercenary”.

All’epoca conoscevo tutti i loro album e vederlo lì a portata di mano fu una tentazione talmente irresistibile che riuscii ad averlo per quei dodici maledetti euro che avevo nel portafoglio, dopo aver trattato sul prezzo con la titolare del negozio; in seguito fui costretto a rinunciare a una serata fra amici, ma ne valse la pena. Avevo già macinato così tanto il lavoro in questione che consumai ben due copie masterizzate, ma avere fra le mani la versione originale di quello che reputo uno dei tre capolavori (insieme a “Realm Of Chaos” e “The IVth Crusade”) di questi soldati di ventura fu, ed è tuttora, un puro orgasmo.

Ogni passaggio nello stereo, oltre a narrarmi mentalmente le imprese messe in atto dagli uomini ombra assoldati per pilotare a proprio piacimento l’andazzo di un conflitto, mi riportava al tempo di quando si era bambini e si giocava alla guerra. Chi non ha mai costruito un fortino? Con più amici si formavano le squadre che, contrapposte, si preparavano a darsele di santa ragione e a prendersi a gavettoni; poi c’era sempre lo stronzo di turno, il mercenario, che si vendeva all’altra fazione pur di non beccarsi la dose d’acqua dovutagli.

La traccia eponima è fantastica sia musicalmente che per l’interpretazione vocale di Willets, in grado di descrivere la figura di questo uomo disposto a tutto per una ricompensa più alta, un uomo senza paura né coscienza, un guerriero che combatte idealmente una guerra per se stesso. Non c’è dedizione, è solo un contratto e le dinamiche di questo rapporto instabile e frenetico vengono scandite all’interno dei brani tramite cambi netti sia di ritmica che di atmosfera.

La preparazione e l’evoluzione del disco sono uniche nel genere: il trittico di apertura è esaltante e a dir poco esplosivo (“Zeroed”, “Laid To Waste” e “Return From Chaos”); una distesa atmosferica si espande sino a “Behind The Enemy Lines”, per poi deflagrare impetuosamente nella doppietta conclusiva (“No Guts, No Glory” e “The Sixth Chapter”).

“Mercenary” è un disco clamoroso e trovare una falla in una uscita dei Bolt Thrower è un po’ come sperare che Rocco Siffredi faccia cilecca. Il groove sprigionato dalle canzoni ha letteralmente inondato la mia stanza per giorni e — da buon credente e praticante di una dottrina chiamata death metal — ringrazio queste divinità per aver sfornato capolavori in serie. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare? Quando entrano in campo i Britannici sono cavoli amarissimi per tutti.

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