Bongzilla - Weedsconsin

BONGZILLA – Weedsconsin

Gruppo:Bongzilla
Titolo:Weedsconsin
Anno:2021
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Heavy Psych Sounds
Contatti:Sito web  Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Sundae Driver
  2. Free The Weed
  3. Space Rock
  4. The Weedeater
  5. Earth Bong / Smoked / Mags Bags
  6. Gummies
DURATA:43:32

Di un’uscita fresca di stampa in casa Bongzilla non si sentiva parlare dal 2005, anno in cui apparve Amerijuanican. Dopo sedici, irrisori anni di iato (o high-iatus, come loro stessi lo hanno definito in una intervista rilasciata a Decibel Magazine), ecco che la band più allucinata di Madison torna con un album il cui titolo sembra rendere omaggio al proprio Stato di provenienza: Weedsconsin.

I lavori per la realizzazione dell’album sono iniziati all’incirca cinque anni fa, con la composizione di “Free The Weed” e “Space Rock”, tuttavia Weedsconsin è per una massiccia parte figlio del lockdown del 2020, nel corso del quale i brani sono stati registrati a Rock Island. La scaletta è composta da sei tracce in cui i Bongzilla ci accompagnano in un viaggio lisergico, dove i capisaldi principali sono la concretezza sonora e la perdizione onirica; l’elemento interessante è che queste due anime risultano combinate in modo sapiente e fanno sì che il disco possa scorrere come le volute di fumo che fanno parte di una certa esperienza sensoriale.

L’album contiene un po’ tutti gli elementi che rendono apprezzabile e personale un disco stoner fatto come si deve: dalla chitarra fumosa e il basso quasi rampicante che caratterizzano soprattutto “Free The Weed”, con i suoi forti rimandi sabbathiani, al bilanciamento tra riff corposi e batteria incalzante all’interno della lunghissima “Earth Bong / Smoked / Mags Bags”, che con i suoi 15 minuti è il brano dalla durata più estesa del disco. A questa fa da contraltare la brevissima e conturbante “The Weedeater”, che non sfigurerebbe all’interno di un video dell’allucinato artista Felix Colgrave.

Impossibile non dedicare qualche parola anche a “Space Rock”, che abbandona i territori dello stoner per imbarcarsi in mondi molto più onirici, diventando a mio parere uno dei brani con cui i Bongzilla riescono a intensificare maggiormente il trip sonoro vissuto dall’ascoltatore. Non mancano infine alcune parentesi sostanziose,  contenute ad esempio all’interno della sopra citata “Earth Bong…” e accentuate dal fatto che nelle linee vocali adottate da Muleboy lo scream sporco guarda decisamente nella direzione dell’hardcore.

Non importa se Weedsconsin appare dopo svariati anni di assenza sostanziale dalle scene da parte dei Bongzilla: ciò che conta è che i Nostri siano riusciti a consegnarci un disco stoner allucinato e ammaliante, che non lascia l’ascoltatore a bocca asciutta in nessun momento. In conclusione, la dimostrazione tangibile che l’adagio popolare essere tutto fumo non sempre ha una connotazione completamente negativa.

Facebook Comments