BOREAN DUSK – Borean Dusk | Aristocrazia Webzine

BOREAN DUSK – Borean Dusk

Informazioni
Gruppo: Borean Dusk
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/boreandusk
Autore: Mourning

Tracklist
1. Wolf Totem
2. Blood On The Hoar-Frost
Chapter I. Spoor
Chapter II. March Of The Gargantuas
Chapter III. The Raven’s Banquet
3. Scarab Wings And Scorpion Eyes
Chapter I. Sarcophagous Riven
Chapter II. Beyond The Stygian Veil
Chapter III. Nomad Of The Outer Nebulae
4. Lord Of The Thundra
Chapter I. Stalker Of The Sapphire Dawn
Chapter II. Thunder In The Iron Skull
Chapter III. Crowbringer

DURATA: 54:34

BOREAN DUSK - Borean Dusk Pensavo d’aver ascoltato di tutto ma il progressive/thrash folk mi mancava, sono rimasto alquanto sorpreso dal myspace dai Borean Dusk, tanto da chiedere ai ragazzi di poter ricevere il loro lavoro per godermelo.
Quattro tracce per quasi un’ora di musica, tutte estremamente lunghe, articolate e dalle influenze disparate, riconoscerete le classiche venature maideniane che convivono con il progressivismo dei Mastodon (la cover dell’album è di chiaro richiamo al lavoro dei ragazzi di Atlanta), i Jethro Tull e il folk europeo.
Come se ciò non bastasse il piglio thrash che fermenta all’interno delle canzoni è un’incrocio fra la visione oltranzista di certe scelte Coroner/Voivod con altre più ancorate alla natura del genere nei tempi che furono (gli Ottanta) e qualche porzione dall’appeal Death di seconda generazione e mi fermo qui, vi lascio scoprire il resto da voi (perché c’è ancora da scoprire).
E’ una pignatta che ribolle impazzita nell’attesa d’esplodere come avviene spesso con le pozioni che Panoramix prepara nei racconti del duo Asterix & Obelix.
Cosa manca da dire per introdurre questo disco? Ah ecco una nota rilevante, vi dovrete confrontare con una prestazionte totalmente strumentale.
La musica la si può definire cosmopolita, è una cittadina del mondo che ha il piacere d’attingere da ogni sua parte, è facile passare da melodie e spunti tradizionali di stampo nord-americano ad altre proiettanti la mente attraverso respiri medio-orientali.
La capacità di far confluire le differenti essenze è una delle caratteristiche che fa di questo omonimo debutto un platter più che interessante, non è neanche prettamente metal il territorio in cui si muovono, le grandiose aperture affidate alle chitarre classiche e acustiche, l’uso del mandolino e del bouzoki irlandese aprono un vero e proprio solco temporale che esplora epoche ormai passate. In alcuni frangenti sembra di essere in mezzo a una foresta (belli i samples che portano l’istinto animale nel contesto, vedasi l’ululato nell’opener “Wolf Totem” e il ringhiare affamato di un predatore nella successiva “Blood On The Hoar-Frost”) in cui gli indiani c’invitano a partecipare a un rituale, in altri è l’antico Egitto ad affascinare e condurre il pensiero attraverso i deserti e le atmosfere che in una “Scarab Wings And Scorpion Eyes” vengono esposti.
Il bello di “Borean Dusk” è che non si ha il bisogno di cercare il pelo nell’uovo classificandolo, è fluido, le sezioni che s’intersecano facendo pulsare più o meno influentemente uno stile rispetto a un altro sono equilibrate, rappresentate in maniera così naturale fra l’effervescente e il riflessivo senza mai intaccare la natura narrativa di un viaggio che, seppur diviso formalmente in quattro con tanto di titolo per ogni traccia, può essere vissuto al meglio (almeno per me è stato così) solo in in unico e duraturo attimo (ma tanto lungo).
I musicisti di Saint Louis hanno eretto un palazzo solido, le chitarre di Tom Taylor e John Hardin sia in quanto a riff, sia in ambito solistico riescono a far sognare e a dar la sveglia giusta all’ascoltatore, cambiano in modo repentino il mood della situazione come fosse un battito d’ali istantaneo, sono supportati dal duo Jeff Burnett al basso e strumentazione folk e da Gunnar Swensen alla batteria, il drumming dinamico e umoralmente adatto ad assecondare le evoluzioni chitarristiche e le linee che le corde d’accompagnamento segnano sono di gran supporto e forniscono le basi su cui far ruotare il tutto.
Non hanno raggiunto la perfezione, scricchiola ancora qualcosina nelle giunture tese a unire la commistione di generi in corso, sono però a buon punto dimostrando d’avere personalità propria e voglia di guardare ben più in la del proprio naso come fanno in tanti.
I Borean Dusk non avranno la parola come cardine del loro contesto ma hanno l’arte dalla propria parte, il che è un gran vantaggio, se cercate quindi album che possiedano una grande capacità espositiva e tanta carne al fuoco, questo “Borean Dusk” è da far vostro.