Borgne - Y

BORGNE – Y

Gruppo: Borgne
Titolo: Y
Anno: 2020
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

    1. As Far As My Eyes Can See
    2. Je Deviens Mon Propre Abysse
    3. A Hypnotizing, Perpetual Movement That Buries Me In Silence
    4. Derrière Les Yeux De La Création
    5. Qui Serais-je Si Je Ne Le Tentais Pas?
    6. Paraclesium
    7. A Voice In The Land Of Stars
DURATA: 01:05:39

Torna con cadenza estremamente regolare il blackster svizzero più prolifico di tutti. Bornyhake, in mezzo ai suoi trentordici progetti, dal 2007 — anno in cui uscirono II III — sforna con i Borgne in media un lavoro ogni due anni, mantenendo livelli qualitativi non indifferenti. Sul finire di quest’ultimo, pandemico inverno vede la luce Y, nono album e primo sotto l’egida LADLO.

Accompagnato da una copertina (opera di Saros Collective) che trasuda malvagità da ogni centimetro quadrato e che ne richiama il titolo, la nuova opera di Bornyhake e Lady Kaos continua un trend di dischi che superano i sessanta minuti di durata. Rispetto a [∞] che avevo comunque apprezzato nonostante fosse molto sbilanciato verso la componente industrial — questa volta i Borgne ritornano un po’ al passato, mettendo sul piatto un disco meno asettico in cui l’elettronica non assume un carattere tamarro e va a completare un quadro compositivo perfettamente coerente: parlo di sonorità più vicine a Nine Inch Nails o alla dark ambient (“Paraclesium”), che determinano insieme alle immancabili sfuriate black metal un’atmosfera apocalittica dai tratti urbani, piuttosto che il classico immaginario fatto di cime innevate e foreste impenetrabili.

A voler trovare delle similitudini, si potrebbero citare i nostrani Progenie Terrestre Pura o i Darkspace, per restare entro i confini elvetici: al contrario di questi ultimi, però, i suoni sono glaciali ma non distanti anni luce, bensì vicinissimi e claustrofobici, appartenenti a una dimensione decisamente terrestre. I Borgne del 2020 sono una band tentacolare, capace di amalgamare i vari elementi ma anche di farli risaltare a dovere quando necessario. Se l’iniziale “As Far As My Eyes Can See” è, tutto sommato, un brano black dallo stile abbastanza standard, già sul successivo “Je Deviens Mon Propre Abysse” c’è un dispiegamento di forze che caratterizzerà tutto il lavoro: da riff distanti sorretti da solenni sintetizzatori si arriva a un vero e proprio breakdown e, addirittura, a sezioni che non sarebbe errato definire IDM.

Prevalentemente un assalto sonoro dominato da ritmiche ossessive e sonorità sinistre e opprimenti, Y sfoggia quindi una spiccata varietà compositiva: ottimi esempi sono “A Hypnotizing Perpetual Movement That Buries Me In Silence”, la schizofrenica “Qui Serais-je Si Je Ne Le Tentais Pas?” o ancora la conclusiva, maestosa “A Voice In The Land Of Stars”. Non da meno è il comparto vocale: Bornyhake la fa da padrone con uno scream piuttosto grave, ma compaiono anche svariati ospiti che contribuiscono ad ampliare la cupa tavolozza delle voci, come dimostrano i versi in pulito della terza traccia. Le tematiche trattate, già proprie del lavoro precedente, scavano nel profondo della coscienza umana, con i testi di Onbra che oscillano tra disagio interiore e dilemmi filosofici, solitudine e sofferenza.

Il primo album dei Borgne del nuovo decennio non è nulla di assolutamente nuovo, anzi: farà sicuramente piacere a chi li preferiva con tendenze industrial un po’ meno marcate rispetto a [∞], ma è un gran disco nonostante ciò. Un dedalo complesso, un vortice sonoro ed emotivo in cui è facile sprofondare, mantenendo tuttavia una certa lucidità. Forse una delle condizioni più terrificanti nelle quali potresti trovarti.