BRILLIANT COLDNESS – Poisoned Reality

 
Gruppo: Brilliant Coldness
Titolo:  Poisoned Reality
Anno: 2006
Ristampa: 2009
Provenienza:  Ucraina
Etichetta: Apollon Records
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TRACKLIST

  1. Kingdom Of The Dead
  2. Post-Mortem Reality
  3. Lords Of The World
  4. Return To Unbeingness
  5. In Power Of Horror
  6. Cobweb Of Self-Destruction
  7. Program Annihilated
  8. Paradox Of Madness
  9. Cannibal Rules 
DURATA: 57:42
 

Ci sono band che per un motivo o un altro non riescono a venir fuori, alcune scompaiono in maniera definitiva, ad altre viene data una seconda possibilità. È il caso degli ucraini Brilliant Coldness che pur avendo rilasciato due buoni dischi di death metal non sembravano aver trovato estimatori in gran numero, l'Apollon Records li rigetta nella mischia riproducendo il loro secondo album "Poisoned Reality", una di quelle chicche nascoste che scoprire un male non è di certo.

I ragazzi sembrano esser cresciuti con la brutalità dei Cannibali dell'era Burns e dei Suffocation del periodo "Effigy Of The Forgotten / Breeding The Spawn" riuscendo a coniugarla con una esecuzione tecnico-stilistica che rimanda a certe scelte dei Necrophagist, connubio di non facile assimilazione se troppo appesantito.

È qui che i Brilliant Coldness fanno decisamente centro, i loro brani pur mantenendosi su una media superiore ai cinque minuti di durata non soffrono di quella mania convulsiva del mi faccio bello con lo strumento, al contrario pur inserendo parti chiaramente heavy sound e costruendo riff intricati hanno la capacità di tenere alta la tensione dell'ascoltatore permettendo così a episodi come "Kingdom Of Dead", "Lord Of The World", "In Power Of Terror" o "Paradox Of Madness" di lasciarsi godere al pieno della loro vitalità.

Punto a favore dell'uscita è la sensazione di appartenenza agli anni Novanta, sensazione che nel suono ha un suo impatto preciso trasudando di cattiveria, cosa di cui spesso le produzioni che tendono a evidenziare un lato passionale/tecnico sono prive risultando fredde.

Come in tutto però c'è anche l'altra faccia della medaglia, infatti se è vero che la produzione è pulita e potente, c'è ancora qualche pecca nella cura della sezione ritmica, soprattutto la cassa che s'impasta troppo col basso penalizzandoli così a vicenda. Nota dolente infine è la voce del bassista-cantante Olexandr "Mor" Umurzakov che, se in alcune fasi d'ascolto dove s'accentra e diventa profonda pare sia passabile, in altre risulta esser alquanto pesante da digerire.

"Poisoned Legacy" è un buon disco, probabilmente andrà a genio a chi segue il panorama tecnico e a chi segue la brutalità in genere e data la confermata attività della band ci si augura di poter ascoltarne un successore che sia privo dei difetti che lo limitano.

 

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