Buffalo Grillz - Grind Canyon

BUFFALO GRILLZ – Grind Canyon

Gruppo: Buffalo Grillz
Titolo: Grind Canyon
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: Gangstaparadice Rec.
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TRACKLIST

  1. Il Grind È Servito
  2. Cous Cous Clan
  3. Elisir
  4. Part I: The Birth
  5. The Bossa Anova
  6. Grindasia
  7. Part I I: The Life
  8. Grind Canyon
  9. Fisting Daisy
  10. Veni Vidi Grindi
  11. New World Disagium
  12. Graind Raccordo Anulare
  13. Part I I I: The Death
  14. Il Lago Dei Cinghi
  15. Grind Magne
  16. Grind Gala
  17. No Mastino No Grind
DURATA: 29:15

Il grind italiano può vantare una nuova superband: i Buffalo Grillz. Il progetto, che vede muoversi figure note dietro questo nome, ha rilasciato quest’anno il primo album dal titolo ironico Grind Canyon. L’ispirazione è degna delle migliori mangiate di bistecca gigante con contorno di patate ed ettolitri di birra che scorrono in stile fiume (e il disco meglio non poteva iniziare se non con un intro ispirato al famoso programma di Corrado “Il Pranzo È Servito” qui rinominato “Il Grind È Servito”) e la componente ilare che viene a inserirsi su quella musicale, di forte derivazione da gruppi quali Napalm Death e Nasum, lascia intendere una sola cosa, se non si fosse capito: che la violenza sia con voi.

Enrico Giannone nel ruolo di non-cantante-ma-vomitatore-di-cattiveria, “Cinghio” alla chitarra (The Orange Man Theory), Gux al basso (Tsubo) e Mastino alla batteria (Dr. Gore) sono il quartetto che ci delizia con ventinove minuti di scellerata, incontrastata e irriverente follia inframezzata da stacchi e sample stravaganti e indovinati. È davvero impossibile ad esempio non godersi il cameo di Ken Shiro nell’apertura della title track o le note iniziali di “Fantasia” della Disney che danno il la alla corsa di “Grindasia”.

Gli anni passano ma il vino buono invecchiando acquista qualità: Giannone dimostra di non aver perso smalto sfogandosi rozzo e imbastardito all’ennesima potenza — il suo nome di battaglia “Tombinor” risulta alquanto indovinato. Traccia dopo traccia Grind Canyon si dimostra un delirio che si alimenta di grind potente e spaccacrani alternato a stacchetti demenziali. Inaspettatamente s’incrocia lo strumentale country “Fisting Daisy”, l’intro assurdo di “New World Disagium” (che ripesca dal dimenticatoio Ettore Andenna e i suoi “Giochi Senza Frontiere”) per non parlare della successiva “Graind Raccordo Anulare” che, fra passaggi di F.1 e un muro sonoro devastante, non mi avrebbe sorpreso se avesse citato anche il mitico Corrado Guzzanti e la sua opera musicale sul raccordo capitolino; e non ci dimentichiamo di “Veni Vidi Grindi”, che inserisce nel capiente calderone dei Buffalo Grillz pure una sottile vena hard rock, per non farsi mancare proprio nulla.

Tralasciando però la parte più divertente, il lavoro strumentale fa sul serio. I nostri spingono a manetta, Cinghio inanella riff a macinare, Gux trova anche il modo di metter fuori la testa con brevi parti in cui le linee diventano prominenti e Mastino, beh, che cosa dovrebbe fare se non sfruttare il suo nome non mollando mai la presa e infilando una serie di bordate sul rullante talmente impazzite da squartare un bufalo (e qui la carne dell’animale sarebbe ben sfruttata)?

Prodotto dagli stessi Giannone e Cinghio, rifinito nelle sapienti mani prima di Stefano “Saul” Morabito nei Cellar Studio dov’è avvenuto il mix e affidato poi per il master a un signore che non ha bisogno di presentazioni, Scott Hull (Agoraphobic Nosebleed ed ex-Anal Cunt), Grind Canyon suppongo sia ancor più adatto alla visione live. Su disco la band fornisce un’ottima compagnia sia in quanto a musica, sia per l’aspetto legato a un puro intrattenimento, certo è che se aveste bisogno di sfogarvi e ritrovare il sorriso, i Buffalo Grillz di sicuro stanno dalla vostra parte.