BULBUL – Hirn Fein Hacken

 
Gruppo: Bulbul
Titolo:  Hirn Fein Hacken
Anno: 2014
Provenienza: Austria
Etichetta: Exile On Mainstream Records
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TRACKLIST

  1. Fire
  2. Uhu
  3. I Hea Eh Scho Lång Nix Mea
  4. Kanzla
  5. Fisole
  6. Quicksand
  7. Gurdy
  8. Genderman Can
  9. Bomb
  10. A To Beans
DURATA: 49:30
 

Una decade, è trascorsa una decade esatta dal primo casualissimo incontro con gli austriaci Bulbul e la loro musica. Incredibile, ma vero, a Catania nel 2004 suonavano band di un certo interesse e si riuscivano ancora a fare scoperte in sede live che ti tenevano con il fiato sospeso e ti riempivano una serata. Ho un gran bel ricordo di quel concerto all'Area#1 che — non volendo far torti a qualcuno, data la mia memoria alle volte traballante — dovrebbe aver visto far da spalla-apripista all'eclettico trio gli ormai da tempo sciolti Moremachine. Comunque sia, fermo l'album dei ricordi e inizio a parlare di "Uhr Vs. Zeit", il settimo lavoro in studio della realtà composta da Raumschiff Engelmayr (chitarra e voce), Derhunt (basso e voce) e Ddkern (batteria e voce).

I viennesi hanno da sempre messo al primo piano la libertà nel loro modo di esprimersi, difatti ogni singolo episodio sin qui pubblicato è raffigurabile come una sorta di prisma sonoro. Le sfaccettature-influenze che vanno a costituire il suono di un loro album sono moltissime ed è possibile imbattersi in soluzioni rock noise, garage, post, psichedeliche, delta blues e chi più ne ha ne metta. Ciò comporta da un lato il fatto di trovarsi costantemente di fronte a un'uscita eterogenea e a tratti anarchica per la costante voglia di forare il muro dei generi, imbastardendosi con assiduità, da un altro si ha invece l'occasione di poter approfittare di una proposta musicale che nel corso degli anni non ha perso vigore e tutt'oggi decisamente in grado di comunicare al meglio il divertimento provato dagli artisti nel comporla ed eseguirla.

In questo specifico caso riguardante "Hirn Fein Hacken", la formazione ha guadagnato un pizzico d'ironia, usato per condire ulteriormente le idee, e che ben si sposa con l'aumento di fruibilità, melodia e quel senso di scanzonato che trapela in canzoni come "Fire" e "Gurdy". A dirla proprio tutta, il sottoscritto preferisce i Bulbul quando si accendono, quando sono capaci di creare momenti animati in cui la situazione strumentale diviene una voluta e persistente sperimentazione, come avviene in "Kanzla" e la successiva "Fisole", o in quei frangenti devoti a dimensioni maggiormente dilatate-atmosferiche, riscontrabili a esempio nelle tracce poste in conclusione, "Bomb" e "A To Beans".

Siete stanchi dopo una giornata di lavoro e necessitate di una pausa che vi possa svincolare dall'ordinario che vi circonda? Bene, inserite quest'album nello stereo e fatevi contagiare dallo status freak che lo pervade. Godetevi l'esotico e squinternato viaggio in compagnia dei Bulbul, premendo semplicemente il tasto play.

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