Burial Choir - The Eucharist Of Martyrs | Aristocrazia Webzine

BURIAL CHOIR – The Eucharist Of Martyrs

Gruppo: Burial Choir
Titolo: The Eucharist Of Martyrs
Anno: 2021
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Fallen Temple
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TRACKLIST

  1. Anathema
  2. The Eucharist Of Martyrs
  3. Clandestine Symbols
  4. The Cinder Altars
DURATA: 39:38

Il binomio funeral doom e Finlandia è da sempre un grande classico del metal estremo, che non smette di sfornare nuovi interessanti progetti. Uno di questi è Burial Choir, nato dalla mente di un veterano come Mikko Lehto degli October Falls, le cui tematiche un po’ borderline a livello ideologico non sembrano influenzare questa nuova entità. Il duo composto da Lehto e dal connazionale Mika Havumäki, proveniente da un contesto un po’ diverso (il gruppo ambient-post-rock Slowrun), sembrerebbe attivo dal 2016 — anno del debutto Iconoclast — e nuovamente sotto la polacca Fallen Temple, a cinque anni di distanza, è arrivato questo The Eucharist Of Martyrs.

Quattro brani, circa dieci minuti ciascuno: nel secondo disco dei Burial Choir tutto è lento — come da tradizione — e la forte presenza melodica caratterizza tanto la componente death (molto presente) quanto i momenti più riflessivi. Un disco funeral death-doom lungo quaranta minuti vede aumentare le chance di godibilità già sulla carta per uno che, come me, inizia ad avere la soglia di attenzione di un pesce rosso. Nella sua assoluta aderenza ai canoni del genere, The Eucharist Of Martyrs risulta ben equilibrato e prodotto.

Dalla prima all’ultima nota i Burial Choir procedono quasi col pilota automatico, senza scivoloni, in un’esperienza catartica che poggia su lunghi riff ripetuti ad libitum, sottofondi acustici e una batteria bradicardica che scandisce l’inesorabile scorrere del tempo come i rintocchi di campana che aprono e chiudono la finale “The Cinder Altars”. Sta a chi ascolta decidere se considerare tutto ciò una prova di fedeltà e aderenza a un genere che ha lentezza e ripetitività nel proprio DNA, o se vederla come un’esperienza tediosa senza particolari momenti che spiccano sul resto, anche se obiettivamente le tracce tendono a mescolarsi le une alle altre perdendo in incisività.

Sarebbe bello anche leggere i testi, se non fosse per l’unico grande difetto di quest’uscita: una qualità di stampa del digipak ignobile, che oltre a far sembrare l’artwork un’opera che necessita di restauro, li rende assolutamente illeggibili. Il funeral doom però c’è tutto, con i suoi pro e i contro: sicuramente un bel dischetto per gli amanti del genere, sperando che il duo decida di mettere un po’ di pepe in più nelle prossime composizioni.