Burial Remains - Spawn Of Chaos

BURIAL REMAINS – Spawn Of Chaos

Gruppo:Burial Remains
Titolo:Spawn Of Chaos
Anno:2020
Provenienza:Olanda
Etichetta:Raw Skull Recordz
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TRACKLIST

  1. As Darkness Shall Reign
  2. Where Death Begins
  3. At Dawn Came The Shadows
  4. Slaves To The Cult
  5. Spear Of Destiny
  6. Spawn Of Chaos
  7. Swallowed By Sulphur
  8. Legions Of Death
  9. Tortured Souls [cover Slaughter]
DURATA:38:55

Svezia. Bloodbath. Boss HM-2. Queste sono le prime parole che dovrebbero venirvi in mente anche all’ascolto più superficiale possibile di Spawn Of Chaos, secondo album dei Burial Remains. Per quanto l’Olanda abbia la sua piccola tradizione in ambito death metal, ciò sembra un dettaglio poco rilevante per il quartetto di Dracthen, da quanto è intento a professare la propria devozione a quel suono che andava tanto a Stoccolma negli anni ’90 e che in tempi recenti ha prodotto la sua quota di epigoni a ritmi industriali.

In realtà i Burial Remains hanno altre esperienze alle spalle: i vari membri collaborano e hanno collaborato in passato tra di loro in formazioni come Boal, Grim Fate, Dimæon, e in alcune di queste sono tuttora impegnati. Spawn Of Chaos esce a distanza di solo un anno del lavoro precedente Trinity Of Deception (2019), un debutto che presentava sì buoni spunti e un’attitudine senza compromessi, senza però mai allontanarsi troppo dai paletti stabiliti da Entombed e Dismember (con un tocco di Bloodbath) circa trent’anni prima. Eppure nel giro di dodici mesi sono avvenuti alcuni cambiamenti significativi: l’uscita di Sven (Fleshcrawl) ha portato il chitarrista Wim a occuparsi del growl, mentre al suo collega Philippus è stata tolta la responsabilità del basso per affidarla al nuovo arrivato Henk Zinger. Non posso quantificare se e quanto ciò abbia avuto influenza nel suono della band, fatto sta che il passo avanti di Spawn Of Chaos mi pare significativo. Il suono rimane sempre prepotente, diretto e senza compromessi, ispirato come detto in apertura al death metal vecchia scuola svedese, con l’aggiunta di qualche grumo disgustoso memore del lerciume nauseabondo degli Autopsy sciolto al suo interno. Ora però emergono altre influenze, forse già presenti nel lavoro precedente ma non altrettanto evidenti: i Bural Remains hanno meno timore di approcciarsi a rallentamenti doom, a recuperare linee melodiche più marcate che mi hanno ricordato la potenza degli Unleashed (“Slave To The Cult”, “Swallowed In Sulphur”), e a darsi alla guerra pagando il proprio pegno ai Bolt Thrower; “Spear Of Destiny” è un esempio anche troppo lampante di quest’ultimo caso, che si sarebbe potuta spacciare per una b-side del gruppo inglese, se non fosse stata così coperta dai suoni motosega tanto amati dai cultori del Boss HM-2.

Proprio qui cadiamo in uno dei tranelli di questo genere: la competizione è agguerrita, e certe volte il suono del tanto adorato pedale può venire a noia, specie se la produzione come in questo casotende a impastarlo. Spawn Of Chaos non è un esempio particolarmente grave di tale situazione, credo però sia un aspetto che vada tenuto in conto prima di far partire la riproduzione nel lettore. Se in precedenza ho menzionato i salti in avanti in termini di composizione, non l’ho fatto a caso, ma sento che non è un aspetto sul quale i Burial Remains dovrebbero adagiarsi tanto sugli allori: ci sono ancora alcune transizioni troppo nette e ciò non aiuta la scorrevolezza dei brani (ad esempio alcuni passaggi di “At Dawn Came The Shadow”). L’obiettivo dei Burial Remains è piuttosto chiaro: offrire death svedese martellante con l’aggiunta di qualche spunto in più; messo in quest’ottica, il risultato complessivo per fortuna è positivo, anche grazie all’assenza di veri e propri riempitivi. Spawn Of Chaos riesce così a intrattenere esattamente quanto ci si aspetta, mostrando maggiore maturità pur lungo un sentiero già battuto da tanti.

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