BURNSRED – Burnsred

Informazioni
Gruppo: Burnsred
Titolo: Burnsred
Anno: 2011
Provenienza: San Francisco, California, U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Burnsred/235594094676
Autore: Bosj

Tracklist:
1. Mirror
2. Standby
3. Cleanse CMXCIX
4. A Sentence
5. Scissors
6. Beartrap

DURATA: 48:26

BURNSRED - Burnsred Per quanto si provi a fare dell’oggettività un’arte, una critica musicale possiede in fin dei conti un’anima di discrezionalità insindacabile, facente perno su quelli che sono i gusti di chi la compie, sulle sensazioni che il materiale in oggetto ha saputo donare, sul “mi piace” o “non mi piace”.
Doverosa premessa da parte mia, questa, prima di parlare dell’omonimo debutto dei californiani Burnsred (o BURNSRED, come si trova spesso online): tre ragazzi, sei tracce, quasi cinquanta minuti di sludge “progressivo”.
I vari Neurosis, Isis, Pelican e ben nota compagnia sono l’ABC dell’operato dei Burnsred, che però tolgono quel tanto di “spessore” ai riff più classici delle band di cui sopra e aggiungono per compensare un cantato graffiatissimo, marcissimo e asprissimo e dei cambi di tempo a dir poco sorprendenti (nel senso più letterale del termine, inaspettati) che li avvicina ad un altro grosso nome come gli Eyehategod. Non mancano poi le aperture atmosferiche, disseminate qua e là lungo i brani, ad allentare il carico di tensione donato dal rapido susseguirsi di tutti gli altri elementi di cui sopra, ed in questo senso si fanno notare soprattutto il climax della seconda parte di “A Sentence” e l’intro, semplice e morbida, di “Scissors”. I testi, ancora, molto intimi e cupi, sembrano quasi brevi sentenze apocalittiche che Robin Koytcheff ci rinfaccia tra un riff e l’altro.
Rimane però da spiegare il perchè del retorico incipit di questa recensione: il fatto è che, pur essendo tutti gli aspetti del disco perfettamente combinati e sapientemente disposti, “Burnsred” non è riuscito a coinvolgermi particolarmente. Forse poco incisiva la produzione: stiamo parlando di un’autoproduzione, certo, ma la sensazione è che gli strumenti non godano del giusto spessore, non “escano” come dovrebbero e potrebbero, per quanto la registrazione sia assolutamente professionale (così come il packaging, un digipak semplice, completo e di pregevole fattura). Forse vagamente immaturo ed eccessivamente manieristico il songwriting: la carne al fuoco c’è, ma è un sapore che conosciamo tutti ormai troppo bene. Forse sono semplicemente io che non riesco a trovare la giusta chiave di lettura per questo lavoro, troppo impegnato a chiedermi cosa c’è che non va per non accorgermi che non c’è niente che non va, perchè lo sludge è anche questo.
E se dello sludge siete fan, potreste provare a fare la conoscenza del trio di San Francisco e poi farmi sapere, perchè se c’è una cosa che fuoriesce da questo disco, è l’impegno profuso dai ragazzi nella sua creazione. Da tenere d’occhio.

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