Burzum è tornato a pieno regime con "Fallen"

BURZUM – Fallen

Gruppo:Burzum
Titolo:Fallen
Anno:2011
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Byelobog Productions
Contatti:Sito web  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Fra Verdenstreet
  2. Jeg Faller
  3. Fallen
  4. Vanvidd
  5. Enhver Til Sitt
  6. Budstikken
  7. Til Hel Og Tilbake Igjen
DURATA:47:41

Varg, uscito di galera, sembra non volersi arrestare: dopo Belus nel 2010, ecco che a un solo anno di distanza ci propone un secondo disco, Fallen. Cosa attendersi da questo lavoro? Parlare di Burzum è come combattere una battaglia eterna: le fazioni sono le stesse di sempre, divise dal fatto di concordare o meno sulla sostanziale importanza del personaggio e della sua musica per il mondo black metal. Chi può negare il valore dei capolavori primordiali in pieno stile anni Novanta? È altrettanto vero che la svolta ambient è significativa quanto fondamentale per intere generazioni di amanti delle sonorità atmosferiche, eppure in molti la ritengono superflua o poco interessante. Gusti.

Vikernes aveva lasciato intendere che il nuovo album avrebbe orientato verso il passato, ed effettivamente certi echi del blackster che faceva dell’ardore nero una componente incisiva del periodo da Burzum a Filosofem sono presenti. Le parti più tirate alternate ai classici attimi dormienti, a risvegliare i brani dal momentaneo torpore, sono una delle caratteristiche del sound di cui quest’artista è fautore da sempre. Quello che ha sorpreso me, così come sorprenderà chiunque abbia ascoltato (e ascolterà) Fallen, è l’uso massiccio di voci pulite, evocative, calzanti ma che esulano dall’essere orecchiabili. La scelta inaspettata e alquanto gradita ha però un proprio limite: l’uso dei ritornelli ripetuti spesso allo sfinimento è un’arma a doppio taglio e le canzoni accorciate di un paio di minuti sarebbero state più snelle ed efficaci.

Non mi dilungherò in un track by track, perché la pecca reale di questo album è soprattutto quella citata poc’anzi. L’uso di “Fra Verdenstreet” e “Til Hel Og Tilbake Igjen” come strumentali poste a ruolo di intro e outro è indovinato e le atmosfere ambient ricreate in particolare nell’episodio conclusivo, dai tratti orientaleggianti, svolgono bene la loro funzione.

Per quanto riguarda l’impostazione vocale, la produzione ricalca in linea di massima quella di Belus, mentre il basso è stavolta relegato a figura piuttosto marginale, il tutto con un risultato complessivo soddisfacente. Non so quale sia il motivo di questo ritorno così istantaneo, probabilmente Varg sta solo cercando di riprendere i ritmi compositivi che l’hanno caratterizzato sin dall’inizio della carriera. Di certo il materiale proposto con questi due album non è male, lontano sì anni luce dalle produzioni storiche del genio ribelle e indomabile dei Novanta e più affine, invece, a una maturazione avvenuta in un luogo tutt’altro che confortevole in cui evolvere.

Fallen finirà alla gogna fra insulti ed elogi, cosa che spesso capita con tutti i lavori dei grandi artisti: sarà amato e demolito senza alcun ritegno. Ciò non toglie che ammiratori e detrattori del caso, per esporsi, dovranno per l’ennesima volta ascoltare, calandosi all’interno del mondo burzumiano, e Varg nel bene quanto nel male ne esce nuovamente vincitore.

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