BURZUM – Fallen

BURZUM – Fallen

Gruppo:Burzum
Titolo:Fallen
Anno:2011
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Byelobog Productions
Contatti:Sito web  Youtube
TRACKLIST

  1. Fra Verdenstreet
  2. Jeg Faller
  3. Valen
  4. Vanvidd
  5. Enhver Til Sitt
  6. Budstikken
  7. Til Hel Og Tilbake Igjen
DURATA:47:41

Varg uscito di galera sembra non volersi arrestare: dopo Belus nel 2010, ecco che a un solo anno di distanza ci propone un secondo disco, Fallen. Cosa attendersi da questo lavoro? Parlare di Burzum è come combattere una battaglia eterna, le fazioni sono le stesse di sempre, divise dal fatto di concordare o meno sulla sostanziale importanza del personaggio e della sua musica per il mondo black metal. Chi può negare il valore dei capolavori primordiali in pieno stile anni Novanta? È altrettanto vero che la svolta ambient è significativa quanto fondamentale per intere generazioni di amanti delle sonorità atmosferiche, eppure in molti la ritengono superflua o poco interessante. Gusti.

Vikernes aveva lasciato intendere che il nuovo album avrebbe avuto lo sguardo orientato verso il passato, in parte effettivamente echi del blackster che faceva dell’ardore nero una componente incisiva del periodo da Burzum a Filosofem è presente. Le tirate alternate inserite nei classici attimi dormienti a risvegliare i brani dal momentaneo torpore sono una delle caratteristiche del sound di cui quest’artista è fautore da sempre. Quello che ha sorpreso (e sorprenderà) me come chiunque abbia ascoltato (e ascolterà) Fallen è l’uso massiccio di voci pulite, evocative, calzanti ma che esulano dall’essere orecchiabili. La scelta inaspettata e alquanto gradita ha però il proprio limite, l’uso infatti dei ritornelli ripetuti spesso allo sfinimento è un’arma a doppio taglio: le canzoni accorciate di un paio di minuti sarebbero state più snelle ed efficaci.

Non mi dilungherò in un track by track, perché la pecca reale di questo album è soprattutto quella citata poc’anzi. L’uso di “Fra Verdenstreet” e “Til Hel Og Tilbake Igjen” come strumentali posti a ruolo di intro e outro è indovinato, le atmosfere ambient ricreate in particolare nell’episodio conclusivo dai tratti orientaleggianti sono favorevoli al compito che compete loro.

La produzione ricalca in linea di massima quella di Belus per quanto riguarda l’impostazione vocale, il basso è stavolta relegato a figura piuttosto marginale, nel complesso però il risultato è soddisfacente. Non so quale sia il motivo di questo ritorno così istantaneo, Varg probabilmente sta solo cercando di riprendere i ritmi compositivi che l’hanno caratterizzato sin dall’inizio della carriera, di certo il materiale proposto con questi due album non è male, lontano sì anni luce dalle produzioni storiche del genio ribelle e indomabile dei Novanta, affine invece a una maturazione avvenuta in un luogo tutt’altro che confortevole in cui evolvere.

Fallen finirà alla gogna come di frequente capita fra insulti ed elogi, cosa che succede con tutti i lavori dei grandi artisti, sarà amato e demolito senza alcun ritegno. Ciò non toglie che ammiratori e detrattori del caso per esporsi dovranno per l’ennesima volta ascoltare, calandosi all’interno del mondo burzumiano, e Varg nel bene quanto nel male ne esce nuovamente vincitore.

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