BUSHFIRE – Black Ash Sunday

 
Gruppo: Bushfire
Titolo:  Black Ash Sunday
Anno: 2010
Provenienza:   Germania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Midsummer Porch View
  2. Black Ash Sunday
  3. You Should Have Known
  4. NWO33
  5. The Fiend
  6. Hundredsixtysix
  7. Little Man
  8. Interlude
  9. Useless In So Many Ways
  10. In Black
  11. Set & Ash
  12. Forget Regret
  13. This Small Town
DURATA: 57:45
 

Il rock è una malattia, lo stoner la mia droga preferita nell'ultimo triennio soprattutto. Ho ascoltato e comprato non so più quanti dischi di questo maledetto genere che amo alla follia, inutile dire che ogni volta — incrociando band che anche a tremila miglia di distanza riconosci per quel suono scuro, sabbathiano o schizzato ed energico, fatto di riffoni veloci ed esaltanti quanto di solchi che ti chiedono di spaccarti il collo seguendoli — la voglia di alzare il volume e goderseli alla grande genera pura adrenalina che ti scorre in corpo. Evitare una cosa simile è assolutamente impossibile.

Ciò che più rende degna di nota questa corrente è l'altissima qualità musicale del movimento, una fucina di talenti che non smette mai di fornire dei papabili capolavori all'ascoltatore. Forse avrete letto alcune recensioni entusiastiche relative a nuove proposte, molte anche sul nostro sito, e ora è arrivato il momento di scrivere dei Bushfire.

Si tratta di un quintetto decisamente orientato sulla versione più genuina del filone: i ragazzi tedeschi hanno debuttato nel 2010 con "Black Ash Sunday", un bel disco di "Heavy Blues Stoner" per citare le loro parole e non potrei essere più che d'accordo in effetti, difatti è alquanto semplice riscontrare le tre componenti all'interno del suono, tanto da poter definire influenti band come i Kyuss e i Dozer, oltre ad avvertire la presenza di certa musica filo-anselmiana e del sapore southern dei Black Label Society. Una bella botta eh?

Che la band sia matura lo si nota nel fatto che non esiste un riempitivo. La scaletta è omogenea, a tratti forse sin troppo monolitica come cadenza, ma essenzialmente priva di momenti di stasi; non annoia, al contrario è capace di sorprendere a più riprese, infilando dei pezzi lievemente più rilassati quali "Forget The Regret" e "Useless In So Many Ways", forse cosciente di dover diminuire la pressione creata da tracce comprimenti e dotate di una mole di color grigio denso come "You Should Have Known", "The Fiend", "Hundredsixtysix", "In Black" e "Set & Ash". A completare un quadro ricco di cui potersi ritenere più che soddisfatti ci sono la canzone che porta il titolo dell'album, che in fin dei conti è l'apertura ideale, la breve strumentale perfetta a introdurre il groove e la natura blues che s'insinuerà nel corso del disco a ripetizione "Midsummer Porch View" e "Little Man", in cui in alcuni frangenti la voce di Bill Brown assume connotazioni similari al Chuck Billy d'annata per come allunga e chiude le parole emesse.

"Black Ash Sunday" è un primo lavoro dalle grandi potenzialità, dotato di un quadro strumentale rispettoso dei canoni e con musicisti a proprio agio negli attimi in cui le correnti a supporto (heavy e blues) galleggiano, mostrando le sfaccettature del suono. Si tratta anche delle parti in cui Brown emana un feeling scuro e particolare col suo cantato ruvido.

I ragazzi hanno già condiviso il palco con nomi altisonanti fra cui Therapy?, Karma To Burn, Colour Haze e My Sleeping Karma, sarei quindi curioso di vederli in tale sede, perché sono sicuro che i pezzi renderebbero sicuramente di più che su cd, col quale danno comunque vita a un grande ascolto.

Rock, zero fronzoli, alcol e divertimento: che ricetta fantastica! Siete stanchi dopo una settimana carica di rotture di palle in ufficio? La fidanzata vi ha lasciato, perché non siete andati all'ultimo concerto degli H.I.M. (meno male per voi!)? Mettete su i Bushfire, distendete i nervi e a rimettervi in sesto ci pensano loro, sono un toccasana.

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