BUSHFIRE – Heal Thy Self

 
Gruppo: Bushfire
Titolo:  Heal Thy Self
Anno: 2013
Provenienza:   Germania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Failure
  2. The Day Will Come
  3. Glossololia
  4. Elephant
  5. Tuff LUv
  6. Objector
  7. Brother
  8. Hungry
  9. Dream
DURATA: 48:00
 

Sul finire del 2013, a tre anni di distanza dal rilascio dell'interessantissimo debutto "Black Ash Sunday", sono rientrati in scena i tedeschi Bushfire. Vi preannuncio che il quintetto in questione ha realizzato un altro centro con l'uscita del secondo album "Heal Thy Self".

Con il loro primo lavoro mi ero praticamente drogato, tanto che ho perso il conto del numero di volte che l'ho ascoltato: mi attendevo quindi una nuova prestazione che almeno ricalcasse lo stato di qualità e sostanza musicale fornita precedentemente, e sono stato ampiamente soddisfatto. Anche se qualche differenza fra le due opere c'è e non guasta di certo.

Se di base si ha ancora a che fare con le influenze citate come trainanti in passato, è altrettanto vero che oggi il suono dei Bushfire contiene una carica di groove aggiuntiva, è più pesante e per alcuni versi intimista: i tedeschi sono stati in grado di fortificare i punti sostanziali che rendevano "Black Ash Sunday" così affascinante (l'ottimo connubio di stoner, umore blues ed heavy e la buonissima prestazione dietro al microfono di Bill Brown) con un impatto decisamente più possente. Pezzi come "Elephant" e "Objector" (non fatevi ingannare dalla sua lenta e strisciante entrata in gioco) ne sono la prova.

La band ha diminuito il numero di apparizioni di quelle scie di rilassato grigiore (eccezion fatta per la suadente "Brother" e "Hungry") presenti nel recente passato, nel tentativo riuscito di favorire una colorazione cromatica similare, ma ben più intensa e capace di scuotere con insistenza le viscere. Mi sento di poter affermare che all'interno di "Heal Thy Self" scorra un vero e proprio fiume in piena d'adrenalina che conquista spazio nello stereo di passaggio in passaggio.

Il toccasana Bushfire è pronto ad allietarvi e non posso quindi esimermi dal consigliare l'acquisto di questo gran bell'album. Giunto a fine recensione, sinceramente continuo a chiedermi il motivo per cui questi ragazzi siano costretti ad autoprodursi e non siano invece supportati da un'etichetta, specialmente in un periodo in cui il mondo musicale che ruota loro attorno va alla grande. Pertanto mi auguro vivamente, dato anche le notizie che li vedono spesso in compagnia dei Wight e il fraternizzare con altre compagini loro connazionali quali Motor Mammoth, possano magari insediarsi all'interno della famiglia che la Fat & Holy Records, etichetta di Rene dei Wight, sta organizzando, muovendo dei buoni primi passi in ambito underground.

Ora basta con le chiacchiere e pensiamo alla musica. Ah: è il vostro turno di premere play, io l'ho già fatto, ancora una volta.

 

 

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