Caïna: inquietudine e malessere in forma di black metal

CAÏNA – Gentle Illness

Gruppo:Caïna
Titolo:Gentle Illness
Anno:2019
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Apocalyptic Witchcraft Recordings
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TRACKLIST

  1. Wellness Policy
  2. Your Life Was Probably Pointless
  3. No Princes In Hell
  4. Canto IV
  5. Gentle Illness
  6. Contactee Cult
  7. My Mind Is Completely Disintegrating
  8. One Breath Under The Yoke Is A Fate Worse Than Death
DURATA:37:42

Parlare dei (anzi, di) Caïna non è mai stato facile. Il progetto nato dalla folle mente di Andrew Curtis-Brignell si è infatti da sempre caratterizzato per la sua anima eterogenea e sperimentale. Negli anni, il polistrumentista inglese si è cimentato con le più svariate forme del black metal: dal raw al blackgaze, passando per il black-noise. Un viaggio contorto che lo ha portato anche a pubblicare ben tre album per la pluridecorata Profound Lore Records: Mourner nel 2007, Temporary Antennae nel 2008 e Hands That Pluck nel 2011.

Fatta questa doverosa introduzione per rendere giustizia al multiforme ingegno del signor Curtis-Brignell, ci approcciamo a Gentle Illness, ultima fatica di questo strano progetto britannico. Uscito sul mercato a novembre 2019, edito da Apocalyptic Witchcraft Recordings, l’album mostra i segni di un interesse crescente verso il noise e l’elettronica più abrasiva. Del resto il musicista ne aveva già dato ampia prova nel disco precedente, Christ Clad In White Phosphorus (2016), concentrato mortifero di black metal e noise. Un interesse, questo verso l’elettronica più estrema, confermato anche dalla militanza di Curtis-Brignell nei Crowhurst, altro ensemble capace di flirtare tanto col black metal quanto con i rumorismi noise. Gentle Illness, tuttavia, si presenta sì come un successore di Christ Clad In White Phosphorus, ma aggiungendo al tempo stesso elementi del tutto peculiari, rendendo così la sua miscela ancora più personale.

Poco meno di quaranta minuti: tanto basta al disco per stagliarsi in tutto il suo malessere. Dopo un’introduzione noise, è “Your Life Is Probably Pointless” (titolo assai esplicativo) a fornirci le coordinate dell’opera. L’impressione è quella di essere catapultati in un vortice schizofrenico che vede alternarsi riff black metal a parti noise-ambient senza soluzione di continuità, con cupezza spietata e inesorabile. Tale sensazione è esasperata dal ringhio furioso del nostro performer, accompagnato da una drum machine fredda e chirurgica, la cui idea di fondo può ricordare Vessel Of Iniquity, altro progetto noise-black metal britannico. Il disagio che permea l’intero album è perenne, anche perché i momenti di quiete ottengono più che altro l’effetto di amplificare, anziché attenuare, l’intento depressivo. Ciò accade anche quando, in “No Princes In Hell”, c’è tempo persino per incursioni jazz che, come in certi dischi dei Bethlehem, servono a introdurre una nuova, ennesima, discesa nei meandri disperati dell’intelletto umano.

Al di là di questo, l’album è interessante perché evidentemente racconta qualcosa di molto personale. Emerge infatti come il songwriting sia a tratti nervoso e ossessivo, per poi occasionalmente virare su aperture più luminose, quasi a simboleggiare un barlume di speranza per poi ripiombare inevitabilmente nell’oscurità. C’è dunque una potente inquietudine di fondo che non ha una risoluzione effettiva, e sembra in qualche modo anticipata dalla copertina, in cui tre orride figure disperate stazionano di fronte a un’unica uscita che recita: «Emergency. Exit only». Traspare pertanto una sorta di conflitto irrisolto, un po’ come tutte quelle domande ataviche dell’esistenza umana che non possono trovare risposta certa. Curtis-Brignell, come fosse un novello menestrello dell’ansia, evidentemente conosce bene queste cose, perché tutto l’album è ammantato da una desolante aura di sconforto. Sapendo peraltro benissimo di non poter trovare una soluzione a tutto ciò.

Gentle Illness non è un disco facile né che possa incontrare i gusti di tutti, questo è evidente. Così come appare certo che il progetto Caïna, giunto ormai al suo ottavo album, si stia incanalando verso i binari della sperimentazione pura, senza per questo dimenticare le sue radici black metal. Una direzione sonora, questo sì, che in ogni caso appare sicuramente congeniale al messaggio veicolato dalla one man band inglese.

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