Cambion - Conflagrate The Celestial Refugium

CAMBION – Conflagrate The Celestial Refugium

Gruppo:Cambion
Titolo:Conflagrate The Celestial Refugium
Anno:2021
Provenienza:Germania / U.S.A.
Etichetta:Lavadome Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Conflagrate The Celestial Refugium
  2. Vae Victus
  3. Cambion
  4. Cities Of Brass
  5. Eiton Euclarion
  6. Impact Steel
  7. Fatalitism
  8. Obscuratio
DURATA:38:11

Stando alla mitologia europea e alla letteratura ottocentesca, un Cambion è una creatura demoniaca nata dall’unione tra uomo e demone. Da qualche anno però è anche una formazione death metal sorta dall’unione tra il chitarrista tedesco Thorben Rathje e il bassista-cantante statunitense Richard “Raum” Osmond, due musicisti piuttosto navigati le cui radici sembrano risalire da un progetto all’altro fino alla seconda metà degli anni ‘90.

Dopo un paio di buoni EP, Unfold Chaos Supreme del 2015 e Scourge Of Power del 2017, con Conflagrate The Celestial Refugium i Cambion aggiungono alla formazione Chason Westmoreland, batterista dotato di una tecnica fuori dal comune che ha prestato le bacchette a Hate Eternal, The Faceless, Abigail Williams e diverse altre entità più o meno note; ed è proprio con una formazione a tre che arrivano quindi al fatidico debutto sulla lunga distanza. A occuparsi della produzione la sempre più esigente Lavadome, che solitamente in ambito death metal fa rima con garanzia e quando dà alle stampe un album difficilmente sbaglia.

A riprova di ciò, questo progetto internazionale diviso tra Texas e Baviera si presenta con 38 minuti di death metal al fulmicotone e l’intenzione di tritare qualsiasi cosa abbia la sfiga di trovarsi sul suo cammino. Nomi di riferimento: Morbid Angel, Angelcorpse, Nocturnus e tutta quella roba là che viaggia a velocità luce, sputando veleno senza mai rallentare. Una formula classica, che non invecchia mai e che permette a Conflagrate The Celestial Refugium di mettere in luce qualità notevoli a livello di scrittura e di esecuzione, con pattern di batteria che si intersecano con riff e assoli di chitarra senza mai dare punti di riferimento, in un vortice continuo di violenza a ritmi folli.

Lontani dal revival old school all’insegna della putrefazione degli ultimi anni, i Cambion confezionano un lavoro senza tempo nel vero senso della parola, poiché “Cities Of Brass” è dichiaratamente ispirata al sesto inno hurrita (gli inni hurriti sono il più antico esempio di musica scritta di cui si ha testimonianza e risalgono al 1400 avanti Cristo). Ma il trio si diverte a scorrazzare su e giù per le pagine dei libri di storia, perché “Vae Victis” è invece dedicata alla battaglia della foresta di Teutoburgo, in cui le legioni romane comandate da Varo presero una picca dove non batte il sole dalle tribù germaniche comandate da Arminio — chissà che i Nostri non si siano divertiti a vedere Barbari su Netflix.

Se è certamente vero che i Cambion non hanno reinventato la ruota, è altrettanto inoppugnabile che ne hanno costruita una che gira perfettamente, fila come un razzo e durerà in eterno.

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