Canaan - Ai Margini | Aristocrazia Webzine

CANAAN – Ai Margini

Gruppo: Canaan
Titolo: Ai Margini
Anno: 2024
Provenienza: Italia
Etichetta: Eibon Records / Toten Schwan Records
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TRACKLIST

  1. La Città Che Respira
  2. L’Eterno Assente
  3. Non Riesco
  4. La Grande Finzione
  5. Un Attimo Per Fare Del Male
  6. Come Un Buco Nel Cielo
  7. Una Vita Diminuita
  8. Colui Che Torna
  9. Sempre Tu
  10. Filamenti
  11. Nella Polvere
DURATA: 65:53

I Canaan nel 2024. Credo di essermi fermato a pensare all’anno perfino quando uscì Il Giorno Dei Campanelli, forse perché per me, i Canaan, sono sempre stati una creatura fuori dal tempo. Così fedeli a loro stessi, a quel senso di smarrimento che dopo tanto tempo continuano a mettere in musica. Eppure eccomi qui, con Ai Margini tra le mani e nel naso un sentore di muffa tipico della tromba delle scale di una palazzina degli anni ‘70 che prende poco sole.

Qualcosa è cambiato, però, nei sei anni che separano questo disco dal precedente Images From A Broken Self. Intanto c’è l’italiano che torna a sostituire l’inglese, poi la voce di Berchi, che sveste i panni del cantato per ritrovare quelli del parlato. Una dimensione che gli trovo più congeniale e autentica, perché più capace di creare un legame empatico tra l’ascoltatore e la tragedia quotidiana condensata nei testi.

Una tragedia che domina l’esistenza, nella quale è facile immedesimarsi non tanto e non solo per i temi toccati, quanto proprio per il linguaggio, la voce e quindi l’accento tipici di Mauro Berchi. Una dimensione umana, per certi versi popolare, con cui si entra in sintonia anche grazie all’attacco in medias res di “La Città Che Respira”, senza indugiare.

La strada wave su cui insistono i milanesi continua a ramificarsi con profitto anche sul versante dark ambient: provare la doppietta “Come Un Buco Nel Cielo” e “Una Vita Diminuita” per credere. Ai Margini si conferma un disco da ascolto lento, primo perché dura più di un’ora e non è fatto di canzoni, secondo perché è intriso di una poetica che esige il suo tempo. «Tutto bene non direi / Tutto solito, diciamo» recita Mauro in “Non Riesco”, ma il solito dei Canaan non è una comfort zone che offre rifugio, piuttosto uno spazio nel quale sentirci capiti in mezzo alla routine più o meno traumatica che è la nostra vita.

È bello che con quest’album i Canaan non smettano di graffiare, quando serve, ma che al tempo stesso abbiano trovato un suono limato e rifinito capace di rendere giustizia alla scrittura musicale. Merito, evidentemente, anche di Federico Calvara (che si è fatto le ossa su dischi di Baustelle, Motta e Le Masque), titolare dei processi di missaggio e masterizzazione. Sempre Ai Margini, ma con gusto.