CANNIBAL GIANT – Pain

CANNIBAL GIANT – Pain

Informazioni
Gruppo: Cannibal Giant
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/andreacannibalgiant
Autore: Mourning

Tracklist
1. This Means Anger
2. War Is Over
3. Pain
4. Hot
5. Death Rituals

DURATA: 17:55

CANNIBAL GIANT - Pain Piemontesi e amanti del death metal brutale caro alla vecchia scuola, i Cannibal Giant si affacciano sulla scena dopo cinque anni dal il primo disco autoprodotto con un ep contenente cinque tracce intitolato “Pain”.
Il materiale a disposizione mostra dei ragazzi volenterosi che suonano discretamente poggiandosi sulle solide basi fornite dalle band storiche, evidenti sono i richiami a mostri sacri della scena quali Cannibal Corpse e Obituary (per citarne solo due).
Si lasciano andare in istintive e violente sfuriate non ancora però perfettamente inquadrate all’interno di composizioni che peccano sia per una struttura palesemente sin troppo derivativa che per una mancanza di dinamiche adatte a sopportare e supportare gli sfoghi in velocità, sembrano non acquisire né rilasciare la potenza macinante che dovrebbero avere.
L’impatto c’è ma deve trovare il modo di venir fuori con più impeto così come la prestazione vocale che rende meglio quando va giù sfruttando il gutturale e che allo stesso tempo si difende nell’esecuzione stridula ma non sempre convince, cattiveria è quello che ci vuole.
Non mancano i riff coinvolgenti che valorizzano brani quali “War Is Over”, l’opener “This Means Anger”, “Pain” e una “Death Rituals” maligna al punto giusto, discreta l’abilità con cui le parti cadenzate e i rallentamenti provano a variare l’incedere e che fanno sperare in una ulteriore quadratura futura del sound, è abbastanza chiaro come e dove si voglia andare a parare quindi il perseguire questa direzione livellando i difetti dovrebbe dare modo ai Cannibal Giant di risultare più corposi ottenendo un’amalgama più densa e soprattutto brutale.
La produzione, tutt’altro che perfetta, non crea comunque danni anzi fornisce quel tocco reale che non guasta, è vivida, cruda, ponendosi sullo stesso piano dell’ancora acerbo modo di comporre della band.
E’ un lavoro sufficiente “Pain” da poter indicare come base per guardare al futuro, ci vuole però un songwriting più definito e vario oltre che un sound più curato per riuscire a ritagliarsi un proprio spazio, la strada è quella giusta vedremo cosa riusciranno a proporre.

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