CARBID! – Breaking Walls

CARBID! – Breaking Walls

 
Gruppo: Carbid!
Titolo:  Breaking Walls
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Akasa Records
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Creatures Of The Light
  2. Green Hill
  3. Dark Night
  4. Never Regret
  5. Over And Out
  6. Angry Nature
  7. Pirates!
  8. Rock Forever
  9. Fight For Your Right [cover Beastie Boys]
  10. Sin City [cover AC/DC]
  11. Rebel Yell [cover Billy Idol]
  12. Stand Up And Shout [cover Dio]
  13. Bark At The Moon [cover Ozzy Osbourne]
DURATA: 50:13
 

Il Metal vive sempre più spesso un paradosso che offre parecchio su cui riflettere: perchè un gran numero di coloro che si affacciano a questo mondo tende a snobbare le forme più classiche di tale genere, puntando poi esclusivamente sulle frange più estreme? Non lo so. So però per certo che la passione per l'Heavy Metal in senso stretto è ancora presente nel cuore di alcuni e fortunatamente abbiamo tutt'oggi la possibilità di avere sottomano prodotti di questo tipo.

I Carbid! sono un gruppo tedesco formato nel 1999 ma la cui prima prova arriva solo quest'anno sotto forma di un full intitolato "Breaking Walls". In virtù della premessa fatta, immagino che avrete già dedotto in quale sfera si possa inserire la proposta del quartetto teutonico e nomi come Judas Priest, Iron Maiden, Saxon, Running Wild e Accept non faranno dunque fatica a venire a galla durante l'ascolto di pezzi come "Creatures Of The Light" (ragazzi, la "somiglianza" del riff iniziale con quello celeberrimo di "2 Minutes To Midnight" non è un po' troppo accentuata?) e "Over And Out". Purtroppo però, nonostante la compattezza del riffing, l'energia necessaria a far esplodere il potenziale della proposta non c'è quasi mai. Perchè? Perchè episodi quali "Green Hill", "Dark Night" e "Never Regret", pur strizzando anche l'occhio a una certa venatura Speed, vengono mal supportati da una prova vocale che pare spenta, poco dinamica, quasi timida e raramente all'altezza del compito affidatole. Certo, "Angry Nature" e "Rock Forever" offrono buonissimi spunti che vengono irrorati con il giusto quantitativo di adrenalina e di attitudine grezzamente stradaiola, ma tutto ciò non è sufficiente per risollevare le sorti di un disco letteralmente martoriato da una sin troppo negativa prestazione al microfono. Troppo spesso i Carbid!, fermo restando che sono evidenti l'impegno e la passione insiti nel progetto, sembrano accontentarsi, sembrano essere incapaci di osare qualcosa in più, senza rendersi probabilmente conto delle evidenti carenze di un lavoro dai risvolti eccessivamente approssimativi. Una nota di merito va tributata al grande spazio lasciato al basso che, per la gioia del sottoscritto, si ritaglia spesso momenti propri andando ad arricchire trame che, forse anche a causa della mancanza di una seconda chitarra, faticano un poco a reggersi da sole. Anche una certa ingenuità nel songwriting, a volte un po' scontato ("Pirates!" è emblematica a tal senso), fa la sua parte in tale circolo vizioso.

E qui potrei sommariamente terminare la mia analisi se non fosse che la chiusura di "Breaking Walls" è affidata a ben cinque bonus track, nientemeno che cinque cover. E vi assicuro che per me è quasi imbarazzante svelarvi che i Carbid! se la cavano meglio con tali brani che con la produzione propria. Complice forse una maggior consapevolezza e sicurezza, la versione della classica "Fight For Your Right" dei Beastie Boys è davvero ottima, eseguita con la giusta carica e la perfetta dose di aggressività. Buone anche le reinterpretazioni di "Sin City", uno degli innumerevoli cavalli di battaglia degli AC/DC, e di "Rebel Yell" (irrobustita in maniera splendida), anche se occorre dire che, da parte del cantante, cimentarsi nel coverizzare Bon Scott e il "morrisoniano" Billy Idol è stata una mossa decisamente azzardata; stesso discorso per quanto riguarda la successiva "Stand Up And Shout" di cui le indimenticabili e compiante doti di Ronnie James Dio rendono compito arduo la riproposizione. Chiude definitivamente il disco una versione senza infamia e senza lode di "Bark At The Moon" del sempreverde Ozzy.

Tirando le somme di questa lunga disamina, dunque, non posso che ammettere, con sommo dispiacere, quanto la proposta dei ragazzi tedeschi sia ancora acerba e difettosa. Allo stesso modo, non posso esimermi dal dire che gli spunti interessanti ci sono. Sicuramente, se lavoreranno sulle doti vocali e sugli spigoli di ingenuità, possiamo attenderci qualcosa di migliore dal futuro dei Carbid!, in bocca al lupo!

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