Le porcherie death-grind dei Carnifliate

CARNIFLIATE – Disgusting Festivities

Gruppo:Carnifliate
Titolo:Disgusting Festivities
Anno:2019
Provenienza:Slovenia
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp
TRACKLIST

  1. First Class Cunt
  2. Detesting The Blue
  3. Fried In Fat
  4. Compel Insemination
  5. Dildo Matador
  6. Paraphilic Infantilism
DURATA:23:19

Ci sono band che non vanno per il sottile, e i Carnifliate fanno di tutto per rientrare in questa categoria. Nati nel 2013, gli sloveni si sono dedicati a proporre cover di band come Decapitated, Obituary e Lamb Of God sul palco, prima di decidersi a comporre materiale originale. La prima testimonianza del gruppo risale al 2016, si intitola Slaughterlust ed è stata anche ristampata all’interno dello split con i conterranei Snøgg due anni dopo.

Arriviamo quindi al 2019 con questo secondo album Disgusting Festivities, un’opera che si può descrivere come un frullatore nel quale sono state buttate quantità ingenti di death-grind e brutal death. L’intruglio nauseabondo che ne risulta è senza dubbio diretto e intransigente, ma non teme di prendere qualche piccola deviazione per intrattenere l’ascoltatore. Ad esempio, il finale di “First Class Cunt” arrischia addirittura un breakdown in stile deathcore, come non ne sentivo da qualche anno a questa parte.

Se le band del genere, eccezioni permettendo, tendono a optare per una produzione che esalti quel sentore di grezzume, il suono dei Carnifliate invece è processato digitalmente al punto tale da sembrare iperbolico. Valutare questo aspetto risulta un po’ complesso: se da un lato ne risente la sensazione di autenticità, dall’altro ho l’impressione che i brani di Disgusting Festivities guadagnino qualcosa in termini di impatto nello sguazzare tra trigger e pig squeal impossibili.

Non si può certo parlare di originalità, tuttavia i sei brani fanno certo il loro sporco lavoro nel divertirci, e così vanno presi: Disgusting Festivities porta in sé i sintomi delle infezioni di band come Aborted, Dying Fetus e Exhumed, condensati in uno stile molto diretto ma che allo stesso modo ha abbastanza variazioni da risultare caotico. Credo che nessuno possa resistere alla raffinatezza di una traccia come “Dildo Matador”, con la sua poetica perversa (leggete il testo sotto il video di Youtube) e il suo costante macinare l’ascoltatore. Questo è ciò che i Carnifliate hanno da offrire e noi siamo contenti così: la direzione intrapresa dalla band è buona, ora la speranza è che gli sloveni si cimentino in un terzo album più lungo e più variegato, in quanto perfettamente nelle loro possibilità.

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