CATACLYSM – Death Become Us

 
Gruppo: Cataclysm
Titolo: Death Become Us
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Freak Metal Records
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TRACKLIST

  1. In The Dark Woods
  2. Black Sabbath [cover Black Sabbath]
  3. The Passage Of Death
  4. The Unholy
  5. Visions Of My Grave
  6. Doom Spirit
  7. Døden [cover Nortt]
  8. A Journey's End
  9. When The Sky Fades Away
DURATA:

01:02:08

 

Aaron Nedry (noto anche come Dead Neadry) è uno di quei personaggi che ho imparato a conoscere e apprezzare lavoro dopo lavoro. La sua passione per il doom e la voglia di lanciarsi in più progetti gli hanno fatto mettere su dal nulla Akem Manah, Black Beings e Cataclysm, supportandoli anche nelle fasi post-studio con l'etichetta appositamente creata per loro, la Freak Metal. In questo caso mi occupo degli ultimi citati e precisamente della prima fatica in formato album intitolata "Death Become Us".

Si può dire tranquillamente che la mente di questo artista sia devota al suono doom in maniera costante: siano le lande funeree, quelle più pressanti del death-doom o quelle maggiormente inclini alle radici del genere, l'applicazione e la passione sono riversate nei lavori palesemente per arricchire e livellare anche quei limiti che potrebbero risultare evidenti. L'album in questione è forse il capitolo discografico più classico sinora prodotto, si percepisce come il discendere nei meandri oscuri e perigliosi di questo stile stavolta venga influenzato dalla creatura sabbatica per eccellenza. Non è un caso quindi che dopo il passaggio atmosferico affidato alle cure dell'ingresso strumentale di "In The Dark Woods", sia proprio la cover di "Black Sabbath" del primo capolavoro dei quattro di Birmingham a capeggiare l'escursione nelle viscere dell'Ade e di conseguenza troverete similarità con le creature di quell'ondata che ne raccolsero immediatamente l'invito musicale. Devo forse indicare quale siano?

Una qualità che accomuna spesso le uscite di Aaron è quell'aura "rituale" che le pervade e che anche in questo caso non manca: la ritroviamo addentrandoci nella foresta nera di "The Passage Of Death" (originariamente intitolata "The Sea Shall Be Your Tomb", più lunga e con testo diverso contenuta nell'ep "The Savage Chaos"), atmosfericamente un po' Type O Negative nel ritornello, e in "The Unholy" (anch'essa ripresa dal precedente lavoro e alla quale è stato modificato il titolo che inizialmente era "House Of The Unholy"), pronte a erigere cadenze costantemente grevi al pari di una fitta rete di chiome d'alberi, sbarrando qualsiasi luccichio simile a una forma di luce.

È un suono che si è perso nelle ere, un ricordo lontano e ancestrale quello che propaga una sorta di epicità scarna e sbilenca, guidata da un'impostazione vocale effettata, resa galleggiante. Con "Vision Of My Grave", inno alla dimenticanza, si conclude il trio "dell'ammazziamo la speranza", ben servito su di un piatto tutt'altro che lucido. Cicli su cicli si ripetono agguantando l'ascoltatore e tirandolo giù: "Doom Spirit" persegue la scia malsana delle precedenti, ma per farci intendere che i Cataclysm non si allontanano mai dalla vera essenza dell'estremo della quale Nedry è fermamente seguace. Ci viene poi proposta non a caso una seconda cover devastante, "Døden", brano contenuto nell'album del danese Nortt intitolato "Gudsforladt", uno che decisamente non ci va leggero: il black-doom degno delle esequie più tragiche e glaciali viene reso maggiormente affine alle sonorità meditabonde e tradizionali; questa riproposizione non è male .

Il ruolo di traghettatore che fu di Caronte sembra essere cucito a pennello per il personaggio interpretato dalla figura di Neadry, mentre lo strumentale "A Journey's End" e la successiva "When The Sky Fades Away" (nuova versione, terzo pezzo ripreso da "Savage Chaos", reso più esteso e al quale sono state modificate le parti di voce nel ritornello) dotata di una conclusione parzialmente "drone" chiudono il disco con il distacco terreno ormai avvenuto in modo completo: non c'è più cielo da guardare né stelle da ammirare, possiamo soltanto fissare gli ultimi chiodi apposti a chiudere la "scatola" che conterrà ciò che resta dell'uomo.

La famosa citazione di Socrate inserita all'interno del libretto e unico scritto ad apparire al suo interno racchiude il pensiero di un artista al quale magari si potrà criticare qualche imperfezione strumentale o nella produzione di un disco come "Death Become Us", ma a cui va riconosciuto il merito di proporre sempre ciò che ama, con una particolare concentrazione e l'intento ben preciso di metterci del proprio:

Infatti, cittadini, aver paura della morte non è nient'altro che sembrare sapiente senza esserlo, cioè credere di sapere quello che non si sa. Perché nessuno sa se per l'uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?

Se in passato avete avuto modo di ascoltare un qualsiasi lavoro partorito dalla mente di Dead Nedry trovandolo interessante, questi Cataclysm non faranno eccezione; per coloro i quali invece non avessero avuto l'occasione d'imbattersi nel mondo doom creato attorno alla sua figura, sarebbe un modo come un altro per entravi in contatto. In entrambi i casi l'ascolto di "Death Become Us" è consigliato.

 

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