CATALYST – The Great Purpose Of The Lords

Gruppo:Catalyst
Titolo:The Great Purpose Of The Lords
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Omnisicient Bodies
  2. An Unworthy Covenant
  3. The Great Purpose Of The Lords
  4. First Light
  5. In Mist We Are Born
  6. Demophobia
  7. Celestial Resurrection
  8. From The Last Sunset…
  9. …To Chaos
  10. The Empire That Failed
  11. The Council
  12. For Whom Summons The Dead
DURATA:65:31

I concept album non sono una rarità all’interno della storia del metal. Sono sicuro che a tutti verranno in mente svariati titoli tra i propri preferiti, o addirittura carriere intere basate su questo format, basti pensare ad Arjen Lucassen per fare un esempio. Mettere la musica al servizio di una narrativa che delinea gli umori di un intero album ha richiesto alle band in determinati casi di esplorare nuove sensazioni, che precedentemente sembravano esterne alle capacità espressive degli esecutori, costringendoli ad andare oltre i propri paletti stilistici. Questo senza dubbio non è un discorso assoluto, d’altronde bisogna anche dire che non sempre i concept album si sono rivelati la scelta vincente.

È difficile però applicare questo ragionamento a una band al primo album, come nel caso dei francesi Catalyst. La storia è centrale in The Great Purpose Of The Lords, tanto che il libretto stesso ci introduce brano per brano al suo sviluppo, in modo da non perderci nessuno degli eventi narrati, ambientati in un mondo tra il metafisico e il fantasy dal piglio filosofeggiante. Se vi sembra esagerato, è perché lo è. Al di là di giudizi e gusti personali, è proprio l’esagerazione la chiave di lettura migliore per inquadrare questa opera. Mi è difficile scrollarmi di dosso la sensazione che si tratti di un lavoro spinto al massimo delle possibilità, immerso nella sua grandeur megalomane nel tentativo di brillare di luce propria. Questo rende il death metal dei Nostri, in bilico tra la melodia di Götheborg, il suono possente dei Behemoth e un approccio progressive metal, desideroso di meravigliare gli ascoltatori, non riuscendo però in realtà a sorprendere veramente.

Va detto che ai Catalyst non mancano di certo le buone idee, che anzi compongono la gran parte di questo viaggio musicale, purtroppo ciò non esclude momenti di cedimento che stemperano l’efficacia della musica nel suo complesso. I brani propriamente detti superano spesso i sette minuti, situazione che la band riesce a gestire con maestria, anche se bisogna dire che i riff melodic death qui contenuti sono più derivativi di quanto sarebbe lecito attendersi. Se da una parte non posso proprio salvare gli assoli, che sembrano più un esercizio tecnico che parti delle composizioni, dall’altro svetta il lavoro alla batteria di Paul Loup per la sua creatività; forse i dieci minuti della potentissima “An Unworthy Covenant” avrebbero necessitato di qualche tratto di blast beat in meno, a parte ciò si dimostra il vero motore dei Catalyst. Nello scorrere della scaletta troviamo anche “In Mist We Are Born”, una sorta di “Blinded By Fear” sporcata di progressive, e la rilettura technical degli In Flames classici in “Celestial Resurrection”, pur se con qualche cedimento. A mio parere, il brano migliore è il conclusivo “For Whom Summons The Dead”, il quale raggiuge l’apice della tensione e chiude l’album al meglio.

Il resto della scaletta è incapace di mantenere un alto livello qualitativo. Innanzitutto tre minuti per una introduzione orchestrale come “Omniscient Bodies” saranno sempre personalmente troppi, specie perché il tema viene anche ripreso alla fine della già citata “An Unworthy Covenant”. I due intermezzi, “The Great Purpose Of The Lords” e “The Council”, si comportano entrambi meglio, tuttavia mi sono ritrovato a evitarli. A ciò va aggiunto che le tinte death metal vecchia scuola di “Demophobia” e “…To Chaos” non sono affatto spiacevoli, eppure a mio avviso c’entrano poco con il resto.

Penso sia chiaro dalle mie parole che ho avuto un rapporto molto conflittuale con quanto offerto da The Great Purpose Of The Lords, un disco che se da una parte vanta una forza espressiva invidiabile, dall’altra soffre a causa di un suono acerbo che merita ulteriori sviluppi. Il pubblico che ha fame di riff melodici e divagazioni tecniche troverà comunque pane per i propri denti, mentre il sottoscritto non riesce a togliersi dalla testa che i Catalyst abbiano tutto il potenziale per superare le proprie limitazioni in tempi brevi.

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